Non è che non mi piacciano gli uomini

Non è che non mi piacciano gli uomini
Evadne dal bel corpo gioioso, Evadne che sorride per inezie,  Evadne che canticchia a bocca chiusa. George, che da dieci anni è suo marito,  osserva quella sua moglie bella e fiera, dall’intelligenza “piacevolmente stimolante, come un vino bianco leggero”, e non riesce a perdonarle di essere felice, al di là della sua partecipazione, non riesce a non percepirne ogni movimento come un’offesa alla decenza. Se solo ripensa che a Evadne piace addirittura fare l’amore! “Non credo che le donne perbene siano così” le dice un giorno. Quando Evadne gli dirà che le è stato chiesto di tenere un discorso pubblico in occasione di un comizio per le elezioni comunali, la gelosia di George, il suo ribrezzo e l’attrazione per quella carne straripante di gioia e di calore convergono in un unico desiderio: cancellare Evadne, annientarla… “Il mio problema è che sono stata rovinata dalla povertà” è l’esordio del successivo articolo, autobiografico.“Invidio moltissimo coloro che muovono i primi passi da un porto sicuro, con un buon padre, oltre che una buona madre” , l’epilogo. In mezzo la storia del matrimonio da cui è nata la scrittrice: quello fra una donna straordinaria e un uomo dedito alla nobile arte del giocarsi il patrimonio di famiglia. Che quindi per la West “il matrimonio, pubblico e favorito dallo Stato, sia l’atto più sconsiderato che esista” non stupisce poi tanto…
Cicely Isabel Fairfield  scelse di chiamarsi Rebecca West prendendo ispirazione dalla protagonista del dramma di Ibsen Rosmersholm. Femminista, scrittrice, critica letteraria, la maggior parte dei suoi romanzi (molti di viaggio) non è stata ancora pubblicata in Italia.  Per questa volta, però, non c’è da essere per niente contenti della “modernità” delle riflessioni di Rebecca West sulla donna e sul suo ruolo agli inizi del Novecento. Perché è brutalmente evidente che non si tratta affatto di modernità, quanto di una questione (quella femminile) che si è mossa assai poco dal 1914 in qua. Cosa che rende ancor più amaramente ironico il nome dell’ultimo movimento femminile di questi anni: “Se non ora quando?”. Lo sappiamo bene, noi, potrebbe tranquillamente passare un altro secolo.

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