Non è successo niente

Non è successo niente
Il Professore vive tranquillo la sua vita di pensionato; a ottanta anni ha imparato ad apprezzare i ritmi lenti e i pochi imprevisti che questo nuovo capitolo della sua esistenza gli può riservare. Il meritato riposo dopo tanti anni a capo di un istituto psichiatrico, o come si diceva tanto tempo fa un “manicomio”, che con difficoltà e caparbietà era riuscito a trasformare da terribile luogo di cattività a centro vivibile di cura mentale, senza opprimenti muri di cinta ma lunghe cancellate dalle quali era possibile vedere il parco al di là. La sua lunga esperienza lo ha reso un luminare, uno da chiamare in caso di aiuto. E il nuovo direttore ogni tanto si riserva la possibilità di farlo quando c’è una situazione difficile. Quando torna tutto gli appare esattamente come era un tempo, persino i pazienti sembrano non essere mai cambiati: c’è ancora il Gigliola con le sue frasi ripetute all’eccesso, veri e propri mantra che sembrano rappresentare un mondo accogliente in cui si rifugia. Durante questa visita il Professore si ritrova, suo malgrado, ad aiutare un commissario pragmatico e poco avvezzo a vedere oltre in un caso di omicidio all’interno dell’istituto, un luogo dove lui invece ha imparato che proprio da quell’oltre possono arrivare le risposte giuste...
L’introspezione si coniuga perfettamente con uno stile asciutto, essenziale in questo che appare riduttivo definire “giallo psicologico”, perchè fa della psicologia un semplice viatico per il percorso che condurrà il lettore ad una riconsiderazione dell’evidente. Per questo ricorda molto alcuni esempi della moderna letteratura scandinava, Karin Fossum in testa, e, forse per il luogo in cui avvengono i fatti, "Io ti salverò" di Alfred Hitchcock, prodotto invece della tradizione giallistica britannica del primo Novecento. Come imparerà bene il commissario, perfetto opposto del protagonista, quando si ha di fronte la follia si deve in primo luogo capire quali siano le giuste domande da porre (e da porsi) per raggiungere la verità. Perchè tutto sembra quello che non è. Come dice il Gigliola, “La chimica del cielo non la conosce neanche Gesù Cristo”, sottolineando proprio come non si possa mai essere certi di conoscere quello che c’è davvero all’interno di ogni cosa, la natura stessa del mondo in cui viviamo. Un romanzo d'esordio - per il quale tra l'altro Giuseppe Aloe è stato selezionato per la quinta edizione di “Genova si tinge di giallo”, il Festival della letteratura del crimine organizzato nel capoluogo ligure - che fa ben sperare per il fututo.

Leggi l'intervista a Giuseppe Aloe

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