Non è tutta colpa del pipistrello

Non è tutta colpa del pipistrello
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Lorenzo Parrini, meglio conosciuto come Lor-Ego, fa il commesso in una grande libreria di catena a Roma. Impulsivo e talvolta arrogante, ha con i clienti un approccio non proprio ortodosso. Soprattutto con i C.I.D., Clienti Irrimediabilmente Dementi. Sono quelli che arrivano in libreria e vogliono comprare “l’ultimo di Flaubert”. Talvolta di Dante. Fortuna che in libreria c’è chi può servire questa gente così lontana dal suo mondo. La sua collega Donatella Rometti. Santa e bella pugliese, che sicuramente ha un debole per lui. Ma Lorenzo ha già una donna dei sogni: quell’anzianotta quarantenne di Eleonora Savini. Così rossa, così bella, così… stronza. Fosse questo il suo unico problema! La procace impiegata postale ha un altro segreto. Un amore inconfessabile che assorbe tutte le sue energie (specialmente quelle sessuali). L’innamorato suo, che lei chiama dolcemente “Alucce” è… un uomo pipistrello. Un notturno, irraggiungibile, aitante Batman. Dietro la cui maschera si cela quel bel volto virile di Christian Bale. Come si può competere con un tal concentrato di perfezione? Infatti Lorenzo non riesce a diventare molto più che un amico di Ele. Vorrebbe qualcosa di più di un paio di incontri fugaci, ma lei non cede, non tradisce il suo uomo pipistrello. E poi ci sono gli altri problemi a cui pensare: i lavori per la costruzione del Caffè Letterario che non procedono come dovrebbero, nonostante Lorenzo versi ogni mese alla ditta edile ben 700 euro del suo stipendio. Neppure le fondamenta, solo materiali ammucchiati alla bell’e meglio nell’area dove lui già vede in piedi il suo sogno di una vita…

 

 

Non è tutta colpa del pipistrello è un ibrido fra la commedia sentimentale e il mystery, in cui i rapporti personali fra i personaggi trovano nuova linfa vitale lungo un percorso che da Roma arriva fino a Parigi, nei quartieri periferici e nella banlieu di Belleville. L’inizio grottesco è incentrato sul sentimentale, ma lascia a poco a poco spazio alla trama successiva, in cui il lettore si affaccia fra le vie della capitale francese, sulle fermate della metropolitana, nelle librerie e nei locali per trovare la chiave risolutiva dell’enigma. Batman, l’uomo pipistrello, nel testo è incidente e accidente, nonostante il titolo possa sviarci e farci pensare che l’eroe sia proprio lui. L’intreccio è scorrevole e apprezzabile, ma la scrittura risente un po’ delle ingenuità degli esordi letterari. I dialoghi e le parti narrate non sono equilibrate nello stile e c’è uno scarto fra il gergale e l’oralità (che è resa anche graficamente con l’allungamento delle vocali finali nelle esclamazioni) dei primi e la cifra stilistica pesantemente aggettivata e talvolta vittima di un linguaggio un po’ distante dalla natura dei personaggi nella narrazione vera e propria, che appare al lettore poco armoniosa. Altro errore di valutazione in scrittura di cui spesso è vittima uno scrittore esordiente è il voler puntualizzare troppe volte le questioni, come a chiedere continuamente al lettore: “Hai capito?”. Nonostante tutto, la storia è interessante e chi scrive, quando guidato dalla passione per l’invenzione di storie originali, ha sempre tempo per migliorare e affinare le armi tecniche.



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