Non c'è nessun dio quassù

Jurij Gagarin nasce nel 1934 in un piccolissimo paesello nei pressi della cittadina sovietica di Gžatsk: i genitori lavorano in un colcos (una azienda agricola collettivizzata sovietica), il padre come carpentiere e la madre come mungitrice. Cresce a pane, latte e monellerie, libero e felice come solo un bambino di campagna non povero può esserlo. Ma la pace del villaggio viene spazzata via dallo scoppio della Seconda guerra mondiale, e nella vita di Jurij fanno irruzione cose che non aveva mai visto prima di allora: le madri in lacrime che salutano i ragazzi che partono per il fronte, lo sguardo preoccupato degli uomini mentre scrutano l’orizzonte, le colonne di profughi che ogni tanto attraversano il villaggio silenziosi come ombre. Più di tutto lo colpiscono gli aerei, quei caccia con la stella rossa sulle ali che solcano il cielo come lame, rombanti e scintillanti. Quando uno di quegli aerei compie un atterraggio di fortuna proprio nei pressi del villaggio, bambini e adulti sciamano attorno al pilota per conoscerlo, per toccarlo. In quel momento Jurij inizia a sognare di volare…

Pubblicata poco dopo l’impresa storica di Jurij Gagarin - che il 12 aprile del 1961 a bordo della navicella “Vostok 1” fu il primo uomo a volare in orbita e a contemplare il pianeta Terra dallo spazio - e a pochissimi anni di distanza dalla prematura morte in un incidente aereo nel 1968 del pilota sovietico, questa autobiografia è tutt’altro che un libello propagandistico. Certo non ci troverete cupi retroscena sugli squilibri del sistema sovietico con Stalin prima e Kruschev poi: ma del resto il limpido – e purtroppo breve - percorso di vita di Jurij Gagarin di questi squilibri ne ha probabilmente intersecati pochi. Ci troverete in compenso il racconto di una giovinezza lineare, ispirata a pochi e chiari principi: la passione per il volo soprattutto, la disciplina, il sacrificio, l’amore per la famiglia e per la patria, l’odio per i nazisti, la curiosità verso i “colleghi” cosmonauti americani venata appena di rivalità. Una testimonianza preziosa e semplice, che ci restituisce appieno la figura di un uomo che – come la navicella che lo ha trasportato nello spazio – ha vissuto (ed è morto) volando ben più in alto delle miserie umane.

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