Non c'è niente che fa male così

Non c'è niente che fa male così
Caterina ha diciassette anni. Un'adolescenza inquieta vissuta tra i banchi di scuola, corse interminabili su autobus sempre troppo affollati, pochi amici, Filo, un aspirante fidanzato fuori di testa, e qualche segreto. Marco ha trentanove anni, fa l'avvocato senza convinzione e senza passione, solo per seguire le orme infaticabili di un suocero caimano e la volontà di una moglie arrivista. Lei, Giada Preziosi, lo ama ciecamente di un 'amor che governa e dirige' ma poco comprende, e gli ha dato una figlia, Irma, verso la quale però Marco si è sempre sentito inadeguatamente padre. Marco e Caterina si incontrano in una libreria e subito scocca la scintilla, che divampa in passione pericolosa per entrambi. La madre di Caterina, esigente, severa, ingrigita da una vita amara, poco concede alla figlia che può difficilmente sottrarsi alle limitazioni che alla sua giovane età le vengono imposte. Marco, scisso tra ciò che ha e ciò che vorrebbe avere, affoga nelle contraddizioni di un doppio ménage dissimulato a fatica. Il caso deciderà per loro in un crescendo di colpi di scena e rivelazioni inaspettate...
Opera prima di Amabile Giusti, calabrese di professione avvocato con il fortunato pallino della scrittura, Non c'è niente che fa male così è un esordio che convince. Una storia solo all'apparenza “di crescita”: Caterina, nonostante i suoi 17 anni, è molto più matura della variegata umanità che la circonda, determinata, ostinata, ma dotata di quel necessario disincanto che le permette di non naufragare tra le ovvie delusioni di un domani ancora tutto da scrivere. Le riconosciamo la purezza di un cuore semplice e puro, l'istinto che diventa passione, un'ingenuità mitigata da sofferenze antiche e da rinunce del presente. Lei che l'amore non lo ha conosciuto se non tra le braccia e nelle parole di una sorella ormai lontana, possiede la voracità di un affamato e se lo va a cercare dove lo trova, diventando donna per volontà e per calcolo. Marco, all'apparenza così lontano dai suoi ideali e dai suoi sogni, diventa l'unico punto di riferimento di un percorso accidentato, sempre ad un passo dalla verità, sempre in bilico tra essere e dover mostrare. Filo, giovane, adorabile, indisciplinato compagno di scuola, incarna la normalità laddove l'essere normali rappresenta già un'anomalia, la via più semplice, ma anche quella meno adatta ad una ragazza dal corpo di sirena. Il dolore si respira, si vive, all'occorrenza si combatte a colpi di veemente smania di vivere e gli errori e l'avventatezza servono ad esorcizzare la morte, la fatica di rincorrere, il finto buongoverno di chi ci costringe a rispettare regole, praticando omissioni. Caterina impara in fretta che amare è un mestiere difficile in cui le generazioni si perdono e le sfumature si confondono, per il quale i figli pagano il malamore dei padri, e le madri si costruiscono corazze di resistenza alle ostilità della vita. Ma la strada va percorsa, senza scorciatoie e facili vittimismi e solo chi ha il coraggio per farlo non soccombe, ma faticosamente risale. Il destino, se benevolo, farà il resto perché “niente di ciò che succede succede invano”.

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