Non c'è più Aldactazide

Non c'è più Aldactazide
Oscar Ianni è appena tornato dal Cile dove diversi anni prima sua sorella Chiara ha deciso di trasferirsi. Sull'aereo che lo riporta in Italia, Oscar non può fare a meno di ripensare con nostalgia a ciò che ha visto in quei giorni sudamericani. Alle innumerevoli differenze che separano quel paese - solo fino a pochi anni prima vittima della dittatura e ora in fibrillazione dinanzi ad una rinascita, in Italia goduta solo mezzo secolo prima - e il Belpaese, vittima viceversa di un'evoluzione capitalistica economica e sociale sfrenata e sempre più aberrante, sopratutto per quel che riguarda le differenze intergenerazionali. Ianni infatti è ora in pensione dopo un incarico presso il Ministero degli Esteri, ma rinuncia a priori all'etichetta di 'vecchio' - intesa nella peggiore accezione - che la nostra società affibbia a chi abbandona il lavoro per limiti di età. E la visita dalla sua vecchia amica Esterina, non appena rientrato in Italia, non fa purtroppo che confermarglielo. Da Esterina infatti c'è una giovane ospite. La bella Elen – che fatalmente con il suo fresco charme rapirà l'animo di Ianni - è un medico ed è lì per fare ai due una soffiata, colta in ambienti ospedalieri. Una confidenza dalla portata sociale drammatica e sconcertante. Pare infatti che il Ministero della Sanità abbia diramato una nota, chiaramente ad uso interno, nella quale si raccomanda di limitare, se non proprio di negare, cure, prescrizioni e farmaci agli anziani. E questo per far semplicemente fronte alla spesa pensionistica oramai divenuta insostenibile. Oscar è allibito. Come si può in uno Stato di diritto arrivare ad un'azione terroristica di questo tipo? Siamo davvero arrivati alla selezione aprioristica decisa dallo Stato di chi abbia diritto alla vita e chi no?...
Girolamo Minardi, settantatreenne barese al suo esordio narrativo - esempio vivente che l'età può essere dunque, solo una convenzione -, di tematiche sociali e lavorative è un vero esperto, vista la sua militanza quarantennale all'interno del Sindacato (prima Segretario responsabile della Federazione della CISL, poi dal 2005 Segretario Nazionale, incarico al quale ha rinunciato nell'ottobre dello scorso anno). In questa sua opera Minardi parte dalla fantasiosa e raccapricciante proposta statale di proibire agli anziani di curarsi, di rintracciare farmaci salva vita, di ricoverarsi, in pratica di continuare a vivere. Un caso limite e paradossale, certo, ma che dà lo spunto all'autore per fornirci un'ottima e malinconica riflessione sullo stato della nostra società oramai alla deriva. Dove è finito, si chiede Minardi, il sogno collettivo che solo pochi decenni fa dava speranza a tutti di un modello sanitario, scolastico e previdenziale che fosse il più egualitario possibile, sogno che ora si può rintracciare soltanto in alcuni paesi sudamericani in crescita dopo decenni di dittature? Cosa stiamo sacrificando in nome del progresso tecnologico, delle logiche capitalistiche esasperate, dell'egoismo individualistico che sembrano attanagliare le coscienze di tutte le classi sociali? E' solo una proposta di provocatoria fantapolitica quella immaginata nel romanzo o stiamo per davvero puntando in quella direzione? Queste le questioni sulle quali Minardi, grazie ad un'ottima opera prima, ci invita a riflettere durante la piacevole e scorrevole lettura. Lasciandoci alla fine, per fortuna, con un segno di luminosa speranza nel buio di questa nostra sempre più cieca e ottusa rincorsa al nulla.

 

 

 

 
 
 
 
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