Non c'è silenzio che non abbia fine

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Mancano soltanto tre mesi alle elezioni presidenziali in Colombia. La campagna elettorale vede tra i candidati una giovane outsider, Ingrid Betancourt, che guida una nuova compagine ecologista, Verde Oxìgeno. La competizione politica è aspra. Il Paese sudamericano è infatti tormentato dagli effetti di decenni di guerra civile e dalla piaga del narcotraffico internazionale. Il 23 febbraio 2002, la Betancourt decide di visitare il sindaco di San Vicente, piccolo centro nella zona a rischio per la presenza delle FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, che controllano il 20% del territorio dello Stato. Ma la sua carovana viene fermata dai guerriglieri in un blocco stradale. Inizia così la prigionia di Ingrid Betancourt e della sua vice Clara Rojas. La giovane leader politica viene trascinata dalle FARC nei meandri della giungla amazzonica, tra anaconde, piranha, formiche velenose, scimmie, paesaggi mozzafiato e trappole mortali. La sua detenzione assume progressivamente i caratteri di un vero e proprio incubo, in cui la privazione della libertà è accompagnata da condizioni di vita estreme, sia per le difficoltà oggettive della sopravvivenza nella giungla, sia per la costante ricerca dell’umiliazione da parte dei suoi carcerieri, che per diverso tempo la terranno legata ad un albero con la catena al collo. Per tutti questi motivi, la Betancourt si vedrà  protagonista di ripetuti e avventurosi tentativi di fuga, cercando la complicità di altri ostaggi e ritrovandosi costretta a nuotare per ore nei fiumi amazzonici in piena, a nascondersi immobile sotto la vegetazione, a sfiorare alligatori e mangiare pesci crudi. Ma la libertà tarderà ad arrivare. Dovranno passare, infatti, sei lunghissimi anni, prima che Ingrid possa lasciarsi alle spalle gli accampamenti delle FARC in cui il tempo scorre lentissimo e doloroso, scandito dalla noia estrema e da giornate ripetitive, in cui ogni piccola tensione diventa un pretesto per una ritorsione da parte dei guerriglieri o di un litigio tra compagni di detenzione. Accanto a lei il fedele Lucho, anch’egli parlamentare preso in ostaggio, con cui sarà legata da una profonda amicizia, e l’instabile Clara, con la quale invece instaurerà un rapporto oltremodo difficile. ..
Le chiavi di lettura di questo voluminoso ed avvincente libro di memorie dalla prigionia di Ingrid Betancourt sono molteplici. Ciò che emerge con forza, pagina dopo pagina, è senz’altro il tema della degenerazione della natura umana in condizioni estreme. La prigionia, allo stesso tempo assenza di libertà e coazione forzata, distorce i rapporti tra le persone, rende disumano chi detiene il potere, esalta le debolezze e alimenta la diffidenza tra coloro che sono costretti a subire. La Betancourt torna più volte su questa riflessione, rendendosi conto di quanto la detenzione l’abbia portata a modificare totalmente il suo approccio verso gli altri durante i terribili anni passati nella giungla. Rendendola capace di odiare fino a desiderare la morte dei suoi aguzzini nei casi in cui la vessazione raggiunge limiti insopportabili, ma anche di rendersi conto quanto la dignità sia un valore assoluto da coltivare sempre, proprio per non cadere negli abissi più oscuri dell’anima. Ad aiutarla in questo percorso sono il legame con la famiglia, il pensiero struggente verso i  due figli, costretti a crescere senza di lei, ma anche un ritrovato attaccamento alla religione cristiana, che si fa sempre più intenso con il passare degli anni e la lettura capillare della bibbia, uno dei pochi testi che riesce ad ottenere negli accampamenti delle FARC. Non c’è silenzio che non abbia fine si può leggere, quindi, non solo come la testimonianza preziosa di una vicenda reale, che ha scosso e mobilitato l’opinione pubblica internazionale per tanti anni, ma anche come un testo che analizza e pone questioni fondamentali sulla labilità della natura umana, su cosa si è disposti e si è portati a fare, nel momento in cui si è spinti dalla fame e dalla coercizione, ed ogni certezza  su cui la nostra vita si è basata fino ad allora, viene a crollare.

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