Non c’è ombra in South Dakota

Non c’è ombra in South Dakota

L’autunno del 1875, o giù di lì, porta un nuovo sceriffo in città. Le date non si segnano ancora con precisione anche se è evidente che di Lincoln e della sua terribile fine se ne sono già dimenticati tutti. Isaac Collquitt arriva a La Calahorra, un territorio della Grande Prateria che si estende dal South Dakota e giunge fino al Kansas e al Missouri, con una stella di latta sul petto e qualche inconfessabile segreto. È il periodo dell’oro abbondante nei fiumi e della ferrovia che sta per giungere proprio in questo assolato lembo di terra. Gli strascichi della Guerra di secessione si sentono ancora fortissimi e La Calahorra è uno di quei rarissimi posti in cui gli spazi immensi della prateria mantengono una parvenza di pace. È un periodo di grandi migrazioni di coloni ed esploratori in cerca di fortuna, di messicani provenienti da sud che vogliono combattere la povertà ma anche bande di desperados misti a nativi che rapinano i viandanti. Il tempo sembra essersi fermato e qui la vita ha ancora un valore forte. Ed è proprio per un luogo così che vale la pena rischiare, prendere un cavallo e due cani e cercare un po’ di serenità. Perdersi nella prateria in un mondo che ha smarrito il valore della semplicità in favore della cupidigia…

Non c’è ombra in South Dakota è un romanzo dallo spiccato taglio cinematografico che non a caso si fregia della postfazione del grande regista di genere Enzo G. Castellani. Ricorda da vicino le atmosfere del recente film Hostiles, in cui la storia della grande epopea del West di fine Ottocento: viene osservata attraverso una prospettiva differente: in questo caso quella di un giovane del tutto comune e non un eroe. Assumendo così i contorni quindi sia del romanzo di avventura che di quello di formazione. Oltreoceano l’argomento interessa a tal punto da essere già in traduzione per essere esportato sul mercato statunitense. L’autore è nato nel 1963 in un ranch del Nord Africa e oggi si divide tra l’Europa e il Kansas; il verde della prateria gli scorre nelle vene da sempre. Pubblica da molto tempo saggi, graphic novel, e romanzi e racconti tra cui spiccano Ali del 2004 ed Ecce Deus del 2005. Questo ultimo suo scritto ha il compito velleitario, secondo l’ottica dell’autore, di spiegare il senso generale della libertà e della solitudine, associate alla speranza, in qualsiasi frontiera del mondo. Il grande respiro che si avverte pagina dopo pagina sembra avergli dato ragione su tutta la linea.



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