Non c’è tempo per il sole

Non c’è tempo per il sole

Federico ormai gioca a carte scoperte con Celeo, quel russo suo vicino di stanza. D’altronde ha più di un presentimento: anche lui non è quello che vuol sembrare, sicuramente nasconde qualcosa. Da quando è a Santa Teresa comunque,in un Brasile in crisi e in regime di polizia, ha capito che la missione affidatagli da Coroné risulta molto più complicata del previsto. Del figlio del suo datore lavoro, Diovis, pare non esserci traccia e nemmeno l’oracolo consultato, Dafoe, sembra al momento poter dare indicazioni chiare e precise. E poi comunque Federico sa che il capitano della polizia Olam gli è alle costole. Benché ironizzi e disquisisca su temi di alta filosofia, dalla natura dell’uomo al mistero della vita, certo non gli renderà la vita facile ammesso che prima o poi riesca a trovare qualche indizio che faccia al caso suo…

Tenebroso, serrato, a volte esoterico, questo Non c’è tempo per il sole dell’esordiente Vito Santoro di è una di quelle narrazioni costruite impeccabilmente e che rivelano uno storyteller con qualità evidenti. Le parole misurate ed incisive, la struttura ben architettata, il ritmo senza inciampi. Perfetto l’incastro poi tra la trama intricata e continuamente innervata da apparizioni inquietanti e fatti che esulano dal reale quotidiano comunemente inteso, con l’ambientazione realistica e coeva ai nostri giorni e i riferimenti politici e sociologici incastonati sempre con perizia in dialoghi veloci ma non superficiali. Romanzo dunque complesso, gradevole e dotato di una sua intrinseca originalità. Atipici, variegati i personaggi, a partire dal protagonista Federico per proseguire con la variopinta - e a volte quasi folle - compagnia di persone con cui viene a contatto durante la sua ricerca.

 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER