Non capisco il mondo arabo

Non capisco il mondo arabo

Mérième appartiene a una famiglia di intellettuali marocchini laici, vive da sempre a Parigi e non abbandonerebbe mai la capitale francese, la sua cultura, le abitudini della vita quotidiana. La sua corrispondente, Lidia, vive a Bologna. Come mai due ragazze apparentemente così lontane intrecciano una fitta corrispondenza via mail per scambiarsi opinioni sul mondo arabo? Perché quello che viene definito mondo arabo è per molti qualcosa di misterioso, quando non di minaccioso. Tuttavia, “(…) il mondo arabo è un’invenzione, perché i mondi arabi sono tanti quanto i Paesi arabi . UN mondo arabo è un’utopia. Ciò che gli stati arabi hanno in comune è la storia, la lingua scritta e l’Islam. Ma questi Paesi non sono uniti, non costituiscono un’entità solida e forte”. Mérième e Lidia raccontano ciascuna il proprio mondo, più simile di quanto possa apparire quando narrano dei loro ragazzi, della musica che più amano, della scuola talvolta pesante e noiosa, dei viaggi e del desiderio di conoscere sempre meglio persone e Paesi. A un certo punto, però, entra nella storia Fattouma, una ragazza velata e integralista, cugina della madre di Mérième. Sue mail si intrecciano a quelle delle due protagoniste e sono così dure e chiuse a ogni dialogo da far esclamare a Lidia: “È vero che la religione è il vero velo sulla vita e sulla realtà!”…

Nato da intenti chiaramente pedagogici, come il precedente Il razzismo spiegato a mia figlia, il libro, costruito da Ben Jelloun anche grazie alla consulenza costante proprio di sua figlia, si propone di creare un dialogo sincero tra due ragazze di formazione e cultura diverse. L’intento è quello di favorire una presa di coscienza che consista nel “mettersi nei panni dell’altro” e che possa aiutare a conoscere e a scoprire quel mondo arabo che la propaganda superficiale e le informazioni limitate possono contribuire a far apparire arcaico, crudele, inspiegabile. L’intolleranza, sembrano suggerirci le due amiche di mail, deriva spesso dalla reciproca ignoranza. Ignoranza che, in un mondo ferito dal terrorismo e dalle guerre, innalza muri invalicabili, semina atroci violenze. Le dita di Lidia e Mérième che digitano mail sui rispettivi computer sembrano capaci di superare ogni barriera, di chiarire ogni punto oscuro, di lasciare che le diversità coesistano in pace. Man mano che la corrispondenza procede nel tempo le due ragazze si sentono amiche, tanto da cercare un incontro reale, in vacanza. Però, dopo l’incontro e due anni di intensi scambi epistolari, comprendersi pare più difficile che all’inizio. Tra le due protagoniste si crea una frattura: Lidia comincia a pensare che uno scontro di civiltà esista davvero e che Mérième sbagli a “voler sempre salvare capra e cavoli”; a questo prezzo, afferma, la loro amicizia non potrà continuare. Mérième invece pensa che due civiltà già si siano incontrate e già convivano. Ciò che si deve fare, afferma, è qualcosa di semplice e di difficile insieme: accettarsi reciprocamente.



 

 

 

 
 
 
 

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