Non ci salveranno i melograni

Dalmazia, agosto 1991. Dieci giorni di vacanza, che Laura decide di trascorrere su un’isola tranquilla, dove regnano quiete e pace. Strana la sua scelta, dicono gli amici: Laura che trascorre le sue giornate in un posto dove c’è solo il mare e nient’altro. La donna infatti non ha un buon rapporto con l’acqua, non sa nemmeno nuotare. Eppure Laura è stata attratta da quel posto non appena si è imbattuta, per caso, nella descrizione che ne facevano, di un luogo lontano dal caos, una meta che non può essere definita turistica. Ne è stata attratta, Laura, per quel suo bisogno impellente e improvviso di silenzio e di solitudine: ha necessità di lasciarsi alle spalle la stanchezza e quel velo fatto di vicende infelici che ogni giorno la ricopre. Diventare avvocato è stata forse una scelta dettata dalla necessità di schierarsi dalla parte della ragione e di guardare male chi ha torto, come sin da bambina è stata costretta a dover fare, ma non ne può più di separazioni, liti, figli contesi, questo è mio e quello pure. Le lunghe passeggiate che Laura fa sull’isola la rinfrancano, la stancano e la fanno stare bene. Un giorno si spinge fino a Soline, sulla punta dell’isola: qui ci sono solo poche case e da una di queste fa capolino una donna, che sforzandosi di parlare italiano le chiede se ha voglia di mangiare qualcosa. Così Laura fa amicizia con Vera, una donna semplice, che vive di poco in un luogo incantevole. Dieci giorni passano in fretta, troppo velocemente ed ecco affacciarsi l’ultimo giorno di vacanza: Laura deve ripartire alla volta dell’Italia. Deve? O dovrebbe? La donna prende, se pur improvvisamente, una importante decisione. Laura lo sa, ne è certa, lo sente: deve restare in quel posto, non può andare. L’albergo però non può più ospitarla, e qualcuno le suggerisce di chiedere agli affittacamere: certo non avrà le stesse comodità, ma starà ugualmente bene. Così Laura torna da Vera, le chiede una camera, si accontenta di poco, dice, non darà fastidio, aggiunge. Vera accetta e inizia così per Laura un’avventura, di quelle che entrano nel cuore e segnano l’anima per l’esistenza intera…

Un luogo lontano da tutto e da tutti, la voglia di evadere, di rivedere la propria vita e di superare il dolore di un accadimento e il riaffiorare di ricordi lontani. L’anima di Laura che si imbatte in quella di Goran e con essa si scontra: lei affascinata da quel luogo incantato, lui con mille paure per un futuro incerto e una guerra imminente. Maristella Lippolis, nel suo ultimo romanzo Non ci salveranno i melograni , narra di una donna alla ricerca di se stessa e per la prima volta nella vita, nonostante i suoi quarant’anni, alla ricerca di quella che è la sua giusta collocazione nel mondo. Laura, un po’ per caso, un po’ per destino, si ritrova su un’isola poco distante dalla bellissima città bianca di Dubrovnik a tu per tu con un amore improvviso, di quelli che non si cercano, ma che capitano quando un’anima ferita trova rifugio nell’altra e si vede costretta – se pur di una costrizione piacevole – a leccarne le ferite. Laura, rapita dalla bellezza della pace del posto, di una pace della natura e solo del creato, visto che intorno all’isola sta scoppiando una guerra, di quelle che spaventano, che non ci si aspetta, di quelle più temute. Il contesto storico in cui la storia del viaggio dell’avvocato è ambientata fa riferimento alla guerra dei Balcani, uno dei conflitti più sanguinari, dopo le guerre mondiali. Una lotta armata iniziata nel 1991 e durata dieci anni, che ha coinvolto territori appartenenti alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, decretandone lo scioglimento. A questo assiste Laura, all’inizio di una guerra in un mondo di pace. Decisamente ben scritti i dialoghi tra i protagonisti, che ad un certo punto vedono il mondo che li circonda in maniera differente: i due giovani, diventano gli occhi del lettore, che vede un mondo magico attraverso lo sguardo di lei, e un posto prossimo alla desolazione e alla distruzione, attraverso quello di lui. Un libro carico di vive sensazioni Non ci salveranno i melograni, in cui la Lippolis utilizza lo strumento della scrittura in maniera precisa e accurata, tanto da riuscire a far arrivare a chi legge ogni minima emozione dei personaggi. Belle le pagine in cui la scrittrice ligure rimette i pensieri di Laura ai fogli di un diario, piuttosto che a quelli di una lettera. Bella la capacità della Lippolis di mettere a nudo l’animo femminile in maniera elegante e delicata, belle le descrizioni dei luoghi, ben delineati i contorni dei personaggi e buono il sapore e il profumo che arriva dei piatti così ben raccontati, pur nella loro semplicità. La cucina è una delle passioni di Maristella Lippolis e come la stessa scrittrice afferma: “C’è molto in comune tra scrittura e cucina: entrambe prevedono la magia di rimescolare ingredienti diversi per tirar fuori qualcosa di nuovo”. Deve aver rimescolato bene l’autrice, tanto da arrivare a consegnarci un libro lontano da ogni banalità, con una propria singolare originalità.

LEGGI L’INTERVISTA A MARISTELLA LIPPOLIS



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