Non fa niente

Non fa niente

Esther Ehrenfeld è cresciuta a Berlino, nell’ambiente colto e brillante frequentato dai suoi genitori, e anche quando sua madre se n’è andata per seguire il suo amante all’estero lei ha scelto di rimanere in Germania, con suo padre. In famiglia il sentimento religioso non è particolarmente sentito ma Isaac è un uomo intelligente e, anche se dopo aver letto Mein Kampf appena pubblicato nel 1925 lo ha considerato alla stregua di una delle periodiche fasi ricorrenti di antisemitismo, alla fine degli anni ’30 ha cominciato a sentire che qualcosa di più grave sta per scatenarsi. Così, sistemata la questione economica, si trasferisce all’estero con sua figlia Esther. Lei non è stata contenta di lasciare la sua vita, il suo ragazzo, e cambiare tutto, anche l’identità. Ma poi alla nuova vita si sono abituati e sono stati anche felici in Svizzera, fino a che la situazione in Europa non è precipitata. Isaac allora è tornato a Berlino a cercare sua sorella che non aveva voluto seguirli ma di entrambi la ragazza non ha saputo più niente. È stato in quel momento che ha conosciuto Riccardo Olivero, un ingegnere italiano in Svizzera per lavoro, presto lui le ha chiesto di sposarlo e adesso vivono in un paesino della campagna piemontese, dove la vita a lei sta un po’ stretta e subisce la malevolenza di sua suocera, donna Tina detta la smorbia perché nessuno considera alla sua altezza, che non è entusiasta affatto di questa ebrea troppo colta e disinvolta scelta dal suo unico figlio come moglie. Rosanna invece è nata lì, in una famiglia povera, ha un padre diventato ubriacone e violento dopo il ritorno dalla Russia alla fine della guerra, una madre che subisce e cerca di guadagnarsi il pane, un fratello maggiore che dopo l’8 settembre ha fatto perdere le sue tracce e un fratellino di cui si prende cura da quando aveva solo sette anni; poi va a servizio dagli Olivero, perché oltre a ricamare sa stirare benissimo. Ma è cresciuta troppo bella Rosanna, e ha creduto all’amore quando aveva quindici anni e un bel ragazzo più grande si è avvicinato a lei; poi lui è andato via dopo aver raccontato e riso di lei con gli amici, lasciandole una reputazione incrinata per sempre e il disprezzo del paese intero. Rosanna ed Esther non potrebbero essere più diverse per età, cultura, estrazione sociale, educazione; ma sono entrambe intelligenti e capaci di andare avanti nonostante tutto – Nicebò, non fa niente, diceva la nonna russa di Esther, e quello è diventato silenziosamente il loro motto; eppure Rosanna, la servetta, ha qualcosa che la signora non ha e non può avere, i medici sono stati chiari. La signora Esther allora l’ha guardata a lungo, senza riuscire a togliersi di mente il pensiero di Riccardo che la ama tanto ma vorrebbe anche tanto un figlio; e poi l’ha chiamata in disparte. La signora vuole raccontarle una storia, una vecchia storia narrata nell’Antico Testamento, la storia dell’anziano Abramo che non poteva avere un figlio da sua moglie Sara, e aveva parlato alla giovane serva Agar…

Questa è la storia di un patto, di un segreto, di un legame anomalo e peccaminoso forse ma fortissimo e indissolubile, la storia di una specie di amore capace di farsi famiglia – allargata da sembrare modernissima -, anticonvenzionale ma solido, forte, resistente alle intemperie della storia, della vita e dei sentimenti più umanamente miseri come la gelosia, rappreso attorno ad un bambino, Andrea. Margherita Oggero, che si è dedicata alla scrittura dopo trent’anni di insegnamento, è autrice di vari romanzi – alcuni dedicati al personaggio di una professoressa investigatrice portato in televisione da Veronica Pivetti – e di un giallo per bambini, ed è reduce dalla vittoria al Bancarella del 2016 con il romanzo La ragazza di fronte. Non fa niente non è un giallo come la maggior parte della sua produzione, ma piuttosto la storia d’amore tra due donne che si trovano e fanno della loro complementare diversità un motivo di vita. La cornice in cui si inserisce la vicenda è affrescata con molta cura, attraverso l’avvicendarsi delle stagioni private dei personaggi e non, lungo le tappe dolorose della storia dell’Italia del primo dopoguerra, la Seconda guerra mondiale e la dura ripresa economica che vi fece seguito; cinquanta anni di storia raccontati in maniera attenta e leggera allo stesso tempo. Le figure femminili sono tutte in rilievo nella storia, non soltanto quelle delle due protagoniste – la risoluta e raffinata Esther che solo negli anni si accetta come donna, come ebrea e come moglie, e la bella Rosanna “animata da amicizia, riconoscenza, spavaldo coraggio e ammirazione per una donna più grande e più colta di lei” per usare le parole dell’autrice – ma anche di donne umili caparbiamente ostinate ad onorare un matrimonio triste, donne che scelgono invece di abbandonare le famiglia per seguire la passione, donne incapaci di dare e ricevere amore per tutta la vita. L’amore, come la vita stessa, ha svolte improvvise e imprevedibili, e assume talvolta fattezze anomale – e la fortuna è saperle scorgere e riconoscere. E forse è questo il senso della citazione di John Lennon in esergo: “La vita è ciò che ti succede mentre fai altri progetti”. La Oggero ha raccontato che l’idea del racconto nasce da una storia di cui era venuta a conoscenza nell’adolescenza, quella di un “figlio di due madri”, nota in paese e accettata serenamente; lei ha trasformato questa suggestione in un romanzo che si completa tassello dopo tassello, fino a che il disegno si fa chiaro nella sua semplicità e scorrevolezza. Una scrittura lineare e piacevole per una trama – a dirla tutta – non tanto anticonvenzionale quanto poco credibile. Eppure è lecito pensare, sperare forse, che la solidarietà tra donne possa condurre a un tale livello di complicità da farne uno scudo per superare ogni ostacolo. D’altra parte, si sa, la narrativa è finzione, ma spesso la realtà supera la fantasia.



 

 

 

 
 
 
 

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