Non girarti dall'altra parte

L’accoglienza, sostiene Pierluigi Di Piazza, riguarda sia dimensioni personali e intime che azioni concrete. Riguarda “il Vangelo e la Costituzione, i diritti umani proclamati e la concreta prossimità”. L’approfondimento della sua riflessione su questo tema, racconta, ha origine da due esperienze dirette. La prima è la morte di Francis, immigrato proveniente dal Ghana, avvenuta proprio nel centro di accoglienza che l’autore ha fondato e in cui vive. La seconda è la nascita, in paese, di una bimba inseminata artificialmente in utero con un intervento in Spagna. La bimba ha due mamme che ne chiedono il battesimo, celebrato con semplicità e gioia nella chiesa di don Pierluigi. L’accoglienza, nella sua espressione più profonda ed essenziale, senza la quale è difficile passare all’azione e alla condivisione autentica, si fonda sull’ascolto, un ascolto totale, senza pregiudizio. Poi può seguire il dialogo, sempre che sia discreto, attento, partecipato. Nel nostro momento storico l’accoglienza, nota l’autore, viene automaticamente accostata ai migranti, alla comune convivenza, ai controlli e all’organizzazione di strutture ben attrezzate. Ma, avverte Di Piazza, chi si dice disponibile all’accoglieza deve ben considerare le proprie modalità di rapporto con l’altro (non solo migrante), modalità che, in alcuni casi, potrebbero negare o cancellare la stessa nozione di accoglienza. La prima consiste nel fatto che “l’altro, per qualche motivo o aspetto o mentalità, viene a volte considerato inferiore”. La seconda è “la spinta all’omologazione culturale”, la pretesa che l’altro rinunci a ogni sua diversità. La terza modalità, invece, quella autentica, che è la sola degna ed efficace, consiste nella convinzione che “l’altro, ogni altro, riveste la stessa nostra dignità umana e in questo è uguale a ciascuno e a tutti”...

Pierluigi Di Piazza, prete dal 1975 e insegnante per trent’anni, ha fondato e dirige il Centro di accoglienza e promozione culturale “Ernesto Balducci” di Zugliano, in provincia di Udine. Laureato ad honorem “imprenditore di solidarietà” dall’Università di Udine, ha pubblicato diverse opere di saggistica tutte dedicate ai temi della solidarietà nella Chiesa e nella società, tra queste: Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete, saggio scritto con Margherita Hack (2012); Vivere e morire con dignità, scritto con Beppino Englaro e altri (2016). Non girarti dall’altra parte. Le sfide dell’accoglienza si compone di cinque lunghi capitoli che trattano il tema secondo molteplici angolature: dal vissuto personale dell’autore alla complessità delle relazioni umane concrete, dalle convinzioni di chi professa una fede religiosa e vuole essere coerente alla storia personale di M. T. , orfano giunto in Italia dal Gambia, storia emblematica di una condizione migrante tragica e misconosciuta, per fortuna finita bene. Don Pierluigi racconta che sull’altare della sua chiesa ci sono tre croci: la prima proviene dalla Palestina, la seconda reca l’immagine di Oscar Romero, la terza è il frammento di un barcone portato da Lampedusa. “Si vedono la vernice verde, il buco di un chiodo... un segno che richiama drammi e speranze, migliaia di morti, quarantamila e più, che provoca all’accoglienza dei crocifissi della storia attuale”. Il saggio, profondo nei concetti, è scritto con stile scorrevole e chiaro. Per questo la lettura è adatta a tutti, credenti o meno.

 


 

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