Non mi basteranno due occhi per piangere

Non mi basteranno due occhi per piangere
“Che cosa cerca un uomo in un amore sconosciuto. Che compra posando i soldi sul bancone. Rassicurazioni impossibili. Lunghissimi si privi di significato. Applausi per un lavoro inutile. Compensazioni improbabili” Non è affatto facile per Alessia - una bellissima ragazza dominicana di diciotto anni - accettare di prostituirsi, dopo essere stata attirata in Italia dall’amica Jamy, con la falsa prospettiva di farla lavorare come ballerina in un locale notturno. Perdersi in un ruolo prestabilito, imbottita di droghe e di psicofarmaci, concedendosi ai clienti e lasciandosi succhiare, a poco a poco, le residue speranze di un futuro riscatto affidato ai sogni velleitari di una compagna di sventura o al rabbioso istinto di scrollarsi di dosso la propria femminilità. Sopravvivere ai rigurgiti di un passato tormentosamente segnato dalla presenza di una madre troppo impegnata a correre dietro agli uomini per prendersi cura di lei e di un padre che non ha mai voluto sapere nemmeno della sua esistenza…
In un periodo in cui gli organi di informazioni e le case editrici si danno un gran daffare per portare alla ribalta casi sempre più frequenti di giovani ragazze che scelgono, in piena autonomia, di fare mercato del proprio corpo per garantirsi un alto tenore di vita e per scalare rapidamente posizioni sociali, Angelica Paolorossi decide, per il proprio esordio narrativo, di andare in contro tendenza. Il suo libro ricostruisce, con delicata ma intensa capacità introspettiva, lo stato di angosciosa disperazione in cui si dibatte chi, invece, opera nel mondo della prostituzione sotto forma di costrizione, cercando di garantire una parvenza di dignità ai propri giorni. Siamo al cospetto di un testo in prosa poetica, che diserta la linearità di un percorso narrativo, per frammentarsi in mille rivoli di riflessione che scrutano tra le pieghe e le incrinature del proprio animo, destrutturandolo in una complessa panoplia di sensazioni che gioca con i ritmi cerebrali del lettore. La protagonista registra con sensibilità gli eventi, li assimila, vi cresce dentro e li restituisce in un esacerbato canto di dolore che non scade mai nel languore della malinconia, ma resta sempre al servizio di una narrazione partecipata, attenta e piena di acute riflessioni che rivelano la potenzialità espressiva di una scrittrice emergente ma di sicuro talento. 

 

 

 

 
 
 
 
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