Non pensare all'elefante!

Non pensare all'elefante!
Ai suoi studenti del corso di Scienze cognitive e Linguistica all'Università di Berkeley, George Lakoff spesso propone un esercizio molto semplice ma invariabilmente destinato a mettere in crisi anche il più zelante degli studenti: qualunque cosa succeda, i ragazzi non devono pensare ad un elefante. Naturalmente, appena il professore finisce di pronunciare queste parole, il pensiero di un elefante, di solito evenienza abbastanza rara, diventa una sorta di ossessione onnipresente. L'elefante è una metafora dell'avversario politico: i progressisti paiono più occupati a demolire, imitare, rintuzzare i conservatori che ad elaborare una strategia propria chiara e riconoscibile. Ma cosa ci rende progressisti o conservatori? L'intuizione geniale di Lakoff è che le nazioni e le strutture sociali vengono percepite dalla mente umana come famiglie, e i due modelli contrapposti di genitore autoritario o comprensivo vengono estesi agli schieramenti politici...
Questo breve ma illuminante saggio è a mio parere la disamina più lucida in circolazione delle carenze strategiche che portano i progressisti (soprattutto italiani) alla loro atavica (e dal loro punto di vista inspiegabile) difficoltà ad intercettare i bisogni, le tendenze, i gusti degli elettori. Verità, libertà, comunicazione: grandi temi che Lakoff affronta con originalità, chiarezza, coraggio, lontano anni luce da certi armamentari moralisti e spocchiosi che fanno quasi venir voglia, per un giorno, di diventare conservatori. Così, per vedere l'effetto che fa. In questi tempi di elezioni, squallidi confronti tv e litigate al bar, un libro - credetemi - assolutamente necessario.

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