Non sanno camminare sulla terra

Non sanno camminare sulla terra

Il professor Gualtiero con lentezza comincia a togliersi le bende dagli occhi: ha completamente perso la vista. Eppure sa perfettamente dove sia la sua pistola e come riuscire ad accendere la candela posata sul suo comodino. È il 1896 e sono passati poco più di venti giorni dalla sconfitta dell’esercito italiano ad Adua. Quella sconfitta ha provocato in Gualtiero una rabbia cupa. Esperto di matematica, sin da giovane si è appassionato alla chimica. La polvere da sparo è la nuova frontiera della sua sperimentazione personale. Peccato aver errato ed essersi ferito agli occhi. Ma Gualtiero non dispera. Avrà ancora modo di provare… Daniele lavora per il Ministero degli Interni, è separato e suo figlio è quasi completamente cieco sebbene dotato di una intelligenza incredibile e prodigiosa. Il suo matrimonio è al capolinea e gli incontri con suo figlio sono sempre più rari. Trasferiti in una sede “nascosta” in un piccolo borgo nel mezzo della campagna, Daniele e i suoi colleghi hanno un unico compito: far “sparire” i documenti che vengono loro consegnati. Nessuna traccia deve restare. Daniele è il figlio di Gualtiero, forse il più dotato, quello su cui tutti hanno riposto grandi aspettative. Eppure lui è fuggito. Non ha intenzione di avere a che fare con gli studi accademici. Preferisce il confronto con i suoi colleghi, una sorta di seconda famiglia: Lucia è una donna vitale e sempre pronta a inseguire i suoi sogni; Ico è sempre polemico e in contrasto con quelli che sono stati i grandi ideali novecenteschi. Sono loro la sua famiglia, il suo conforto. Loro e la natura che lo circonda…

Non sanno camminare sulla terra è l’ultimo romanzo di Sergio De Santis, candidato al Premio Strega. Con una scrittura semplice e raffinata, lo scrittore napoletano racconta una storia “di famiglia” che ha le radici alla fine dell’Ottocento fino a giungere ai giorni nostri. Gualtiero e Daniele sono padre e figlio, entrambi colti e intelligenti. Gualtiero ha deciso di mettere le sue capacità al servizio della Patria, del progresso; Daniele, al contrario, tradisce ogni aspettativa e si rifugia in un borgo solitario a svolgere un lavoro che è di certo importante ma non stimolante. La sua è una fuga da una società che non capisce, al cui interno non riesce a vivere: il suo matrimonio è colato a picco e suo figlio ha una grave malattia. Cosa altro può interessargli? Daniele ama contemplare gli alberi, la natura: è lì che trova la sua pace interiore, il suo equilibrio, lontano da tutto e tutti. De Santis scrive un romanzo importante e affronta un tema attualissimo: la depressione e il non “saper camminare sulla terra” che molti di noi affrontano. Ognuno cerca di salvarsi come può, seguendo il suo istinto, cercando di restare a galla e di non affogare. Eppure, sebbene la trama sia ben congeniata, il passato e il presente si intreccino nelle storie di Gualtiero e Daniele, qualcosa sembra incepparsi. Si fa fatica a leggere, a proseguire, manca quel mordente, quel “quid” che entusiasma e ci fa sentire i protagonisti parte del nostro mondo. Restano lì sospesi in un passato lontano e in un presente che empaticamente non riusciamo a sentire. Daniele è un moderno anti-eroe ma pare troppo statico, a volte quasi manicheo. Sergio De Santis è uno scrittore interessante e sicuramente degno di nota nel panorama della nostra letteratura: non ci resta che aspettare il suo prossimo lavoro.



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