Non si uccidono così anche i cavalli?

Non si uccidono così anche i cavalli?
I cavalli si uccidono con un colpo alla tempia: secco, diretto, senza indecisione. È così che Robert uccide Gloria, ma la giuria che lo sta per mandare a miglior vita non può credere che sia stata proprio lei a chiederglielo come favore personale. Siamo nel cuore degli anni trenta, quando la Depressione è all’apice, quando il successo e la visibilità sono valori-non valori che si rincorrono disperatamente, pronti a sottostare a qualsiasi cosa pur di essere notati, pur di non rimanere nell’ombra. Robert e Gloria sono proprio così: due anime disperate piazzate davanti ai celeberrimi Paramount Studios a mendicare un ruolo come comparsa, per avere l’occhio di bue puntato addosso per un solo istante, per alzare il dito e dire “Ci sono anche io”. L’occasione per essere scoperti ed ingaggiati da qualche personaggio famoso è una maratona di ballo – una tra le tante in voga in quel periodo – stremante e spietata, che li vedrà coinvolti per centinaia di ore, attaccati come fossero un corpo solo a volteggiare senza sosta di fronte ad un pubblico che li incita ed allo stesso tempo vuole vederli schiattare al suolo come mosche schiacciate dalla calura. Robert ci capita per caso, mentre Gloria decide di partecipare intenzionalmente, per sparare l’ultima cartuccia di una vita arrivata prematuramente al capolinea...
È tra passi di danza e piedi che si trascinano sul suolo che decine di coppie si immolano e si dannano, cercando una via di fuga dalle loro misere esistenze. Tra le pagine si scoprono gradualmente altarini, ipocrisie, disonestà e ‘inciuci’ vari al limite della parodia, a spezzare i rapporti e a rendere eterna sovrana la gelosia, la prepotenza e la mania di protagonismo, fino al tragico epilogo. Il brevissimo romanzo di McCoy, scrittore hard-boiled amato ed ammirato da gente del calibro di Chuck Palahniuk, venne pubblicato per la prima volta nel 1935 ed ha ispirato la regia dell’omonimo film per la regia di Pollack nel 1969. La piccola ma agguerrita casa editrice Terre di Mezzo decide di (ri)dare voce allo scrittore americano scomparso nel 1955 e di proporre al pubblico un libricino che ha moltissimo da dire e lo dice con spirito dissacratore, come condanna ad una società voyeuristica e insoddisfatta, vicinissima a quella contemporanea, che cerca il successo ad ogni costo, dimenticando il senso più profondo di questa permanenza in terra. Uno stile pulitissimo, diretto, eccessivo eppure perfetto nella sua lineare schiettezza. Da non perdere e da trangugiare in un paio di ore.

 

 

 

 
 
 
 
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