Non siamo più noi stessi

Non siamo più noi stessi

“Cʼerano luoghi – Eileen se ne rendeva conto solo ora – che possedevano più felicità, rispetto a quelli comuni”. E Jackson Heights, fatto di enormi complessi e di prati non calpestati, non poteva essere immaginario e voleva proprio essere ideale. Abitare, invece, lungo una sopraelevata del quartiere di Woodside, dividere l’appartamento con Mr Kehoe, avere le suole delle scarpe consumate, lavorare con dignità e studiare, i postumi dell’ubriachezza della signora Tumulty, rappresentano la realtà della famiglia dei Tumulty. Con l’eccezione di Big Mike, il padre di Eileen, irlandese forte e rigoroso, leader che anima i suoi uomini e trasforma gli umori degli operai al bar. L’eroe di Eileen, che, con la sua gonna a pieghe e la camicetta con il colletto, è fiera e affronta tenace le contraddizioni dei suoi e le sue prime difficoltà. Siamo intorno alla metà del XX secolo…

La lettura di We Are Not Ourselves tende, di fatto, in primo luogo, a cogliere tutti i modi di vita dell’American Century: in essi l’irlandesità dei Tumulty si riconosce perfettamente; ritrovando in essa qualcosa che la esprime e che la rivela a se stessa, implicando di fatto il bisogno di sperare, il bisogno di emergere, di ambire all’eccellenza e di abitare in quel sogno americano che accosti, perciò, saldi insieme, nuovi destini e tradizione. Eileen, insomma, è figlia del proprio tempo – si lascia attrarre dagli WASP e si consegna alle opportunità – e non sa definire esemplare la propria condizione se non rinnovandola. Ma la ricerca di se stessi, di cui Matthew Thomas individua un’esperienza tutta individuale e interiore, tanto più importante quanto più carica di bisogni, a volte si pone in doloroso e diretto contrasto con l’estraneità di un male e delle sue cure e con la precarietà di relazioni e prospettive. Le parole di Joshua Ferris sono sempre perfette, vere: “La mente è un mistero e così, il cuore. Con Non siamo più noi stessi Matthew Thomas ha scritto un capolavoro su entrambi. C’è tutto: come viviamo, come amiamo, come moriamo e come teniamo duro...”; e si aggiunga, ulteriore e non ultima, la visione del futuro passato, della vita che si era sul punto di vivere.



 

 

 

 
 
 
 

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