Non tornare indietro

Non tornare indietro
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Nicki è alla guida della sua macchina, intenta a raggiungere la scuola del figlio il quale, sbadatamente, si è dimenticato di portare il necessario per l’ora di educazione fisica. Nicki è una donna ansiosa, con segreti inconfessabili e una vita reale talmente piatta da sentire il bisogno di rifugiarsi nell’universo parallelo delle relazioni virtuali. Negli ultimi tempi però le cose stanno andando un po’ meglio, è meno dipendente dagli scambi di mail e riesce a interfacciarsi quasi normalmente con la realtà. Assorta nei suoi pensieri, si accorge solo all’ultimo momento del capannello di curiosi e dello spiegamento di forze di polizia davanti a una villetta nei dintorni di casa sua, ma la vista di un uomo in divisa la fa nuovamente piombare nella crisi più nera, facendole cambiare repentinamente strada. Non sarà l’ultima volta in cui si troverà a passare lì davanti quella mattina, del resto non c’è niente di male nel fare la stessa strada diverse volte al giorno, né tantomeno c’è niente di male nel voler scegliere un percorso alternativo per evitare il traffico, la folla o qualcuno che non si vuole incontrare. Tuttavia, ciò che Nicki non sa è che in quella casa è appena avvenuto un omicidio, uno di quelli destinati a far rumore e a riempire le pagine delle cronache per giorni e giorni: Damon Blundy, opinionista velenoso e polemista a tempo pieno, è stato assassinato, e sulla parete del suo ufficio, il killer si è divertito a scrivere in vernice rossa la criptica frase “Non è meno morto”. Le bizzarre circostanze e l’importanza della vittima costringono la polizia a non trascurare nulla, tantomeno una macchina che ripetutamente passa di là il giorno del ritrovamento del cadavere…

Ero molto curioso di leggere un libro di Sophie Hannah, regina del thriller psicologico inglese e penna designata dagli eredi di Agatha Christie per rivitalizzare il personaggio di Hercule Poirot. Le premesse per questo Non tornare indietro sembravano buone: una donna piena di segreti invischiata in un omicidio, una vittima odiosa, un killer freddo e spietato, un lungo elenco di potenziali assassini. Tuttavia, più che di thriller psicologico – mi si passi l’infelice battuta – direi che ci troviamo di fronte a un thriller psicopatico, con personaggi talmente assurdi e caricaturali da risultare credibili al massimo come pazienti di un manicomio. Al di là dell’infelice caratterizzazione dei personaggi, ciò che penalizza davvero questo thriller è la sua artificiosità fine a se stessa, con (apparenti) colpi di scena che si fanno beffe della logica e, di conseguenza, dell’intelligenza del lettore. Qualche spunto degno di un’autrice così incensata traspare qua e là, soprattutto nel (dis)valore dato alla menzogna, asse portante di tutta la narrazione, che vede tutti i protagonisti in grado di simulare e dissimulare a loro piacimento, come nella miglior tradizione giallistica, e nel ritmo, sempre alto ma non in grado di far passare in secondo piano i tanti buchi strutturali (nella trama, nei dialoghi, nei personaggi) che affliggono un’opera più sciatta che poco coinvolgente. Peccato.



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