Non vogliamo male a nessuno

Non vogliamo male a nessuno
Proprio mentre il cielo si abbassa inesorabile sulla città e copre tutto – aerei, alberi, case – un uomo scopre che la moglie lo tradisce con il padre di un compagno di classe del figlio, e finiscono schiacciati sotto il soffitto stellato l’uno accanto all’altra, tutti e tre, vicini vicini. Un giovane berretto verde (le forze speciali dell’esercito americano) parte per la guerra del Kuwait incaricato di identificare e segnalare la presenza di missili Scud iracheni, ma una volta al fronte cambia il suo soprannome da P.G., che sta per “papà gay” come lo chiamano i compagni prendendo in giro suo padre, anch'egli berretto verde ed eroe del Vietnam, che ha fatto coming out (e non “outing” come si dice, e spesso si fa, in Italia, ndr) in A.G. cioè “aiuto gente”, visto che si rifugia – e diserta - in un bunker abbandonato insieme a un compagno di squadra ferito, uscendo ogni giorno solo per curare i feriti che raccoglie sulla Highway 8. Due sorelle fanno a turno per andare a trovare i genitori anziani che abitano in un’altra città: c’è da accompagnare la madre a fare una mammografia, ma quando arriva il momento, sia con una figlia sia con l’altra, la donna sparisce e l’esame lo sostengono loro, così che solo il risultato positivo al cancro di una delle due la costringe a guardare in faccia il dolore...
Questi e altri tredici racconti, uno più bello dell’altro per la forza creativa e narrativa con cui esprimono tradizioni e assurdità del mondo contemporaneo - non solo americano - non sempre comunemente immaginabili, sono stati tradotti da Minimum Fax per il secondo volume dell’antologia dei migliori scritti pubblicati da McSweeney’s, la rivista letteraria e poi casa editrice fondata e diretta da Dave Eggers, autore di L’opera struggente di un formidabile genio, Conoscerete la nostra velocità e altri successi. Come scrive lo stesso Eggers nell’introduzione – nella quale si rivolge al pubblico italiano auspicando che non viva più sotto Berlusconi e invitandoci a immaginare come sarà il mondo quando Bush avrà terminato il suo mandato (“ci siamo quasi!”) – questi racconti sono la testimonianza che la “narrativa è in buona salute”, almeno quella americana. E non solo nel caso di Appunti da un bunker lungo la Highway 8 di Gabe Hudson, in cui il contesto bellico evoca da sé un dramma collettivo che l’autore fonde insieme a quello personale del protagonista in diversi stili narrativi, anche attraverso le lettere contro la guerra che gli scrive il “papà gay”, ma il piacere letterario è soddisfatto anche dalla trama privatissima del racconto di Kerrie Kvashay-Boyle, Santa Chola, in cui una ragazzina indiana e islamica che va alle medie ha il menarca, e semplicemente sceglie di andare contro tutto e tutti indossando l’hijab nero, simbolo di appartenenza a una religione.

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