Normalità - Operetta morale di un'idiota politica

Normalità - Operetta morale di un'idiota politica
"Sta andando tutto a rotoli: niente pensioni, niente contanti in giro, niente zucchero, né olio nei negozi. Ma di brutti sogni ce n'è a volontà: si accumulano mentre fuori c'è il caos". Dal marzo 1998 al luglio 1999, il diario di una scrittrice, giornalista, madre, donna serba racconta la guerra del Kosovo, le sanzioni e i bombardamenti della NATO visti da un appartamento di Belgrado, tra incredulità e rabbia, dolore e voglia di cambiare. In alto, stormi di caccia che seminano distruzione con i loro missili 'chirurgici' mentre l'occhio vigile della CNN riprende e il portavoce della NATO Jamie Shea descrive ai media con voce rassicurante un conflitto che a un cittadino serbo qualunque sembra lontano anni luce da quello percepito. In basso, un popolo che faticosamente cerca di trovare una nuova identità tra nazionalismi, ipocrisie, slanci patriottici, terrore e disincanto...
Aneddoto illuminante: una troupe della CNN per le strade di Belgrado incrocia una manifestazione per la libertà d'opinione e di stampa. Comincia a intervistare un manifestante, ma quando si accorge che è un forbito giornalista, stoppa tutto. L'inviato della tv satellitare vuole parlare con una 'persona normale'. Con un 'idiota politico', quindi. Idiota nel senso etimologico, storico del termine: nell'antica Grecia gli 'idioti' erano i cittadini comuni, che non avevano accesso alla conoscenza, che non erano in possesso degli strumenti culturali e delle informazioni complete - del know-how insomma - e che non potevano quindi avere un'opinione che non fosse limitata, basata su presupposti incerti, forse banale, magari qualunquista, probabilmente sbagliata. Così sente di essere Jasmina Tesanovic nel suo diario: sballottata come una barchetta da onde immense, da una Storia che in base a presupposti ignoti e seguendo dinamiche oltreumane la violenta, la schiaccia, o peggio la ignora del tutto. E tradita da una classe politica che parla di "razza, orgoglio, diritti" e viaggia lontanissima dalla quotidianità e dai bisogni reali di un popolo che non fa che chiedere disperatamente la normalità (quella del titolo del libro) che sente di aver perso forse per sempre ma che saprebbe restituirgli almeno una parvenza di felicità. Sullo sfondo, la progressione inarrestabile, spaventosa e letale della guerra del Kosovo, scoppiata in seguito all'escalation autonomista da parte dei separatisti albanesi dell'UÇK (Ushtria Çlirimtare e Kosovës) e alla successiva violenta repressione prima da parte delle forze di polizia e poi da reparti paramilitari serbi, che si macchiarono di atrocità a sfondo etnico che suscitarono lo sdegno della opinione pubblica internazionale. Dopo dure sanzioni economiche e un trattato - quello di Rambouillet - che conteneva condizioni inaccettabili per il governo di Slobodan Miloševic, la NATO nel 1999 avviò una serie di pesanti bombardamenti aerei su tutta la Serbia che fecero un numero imprecisato di vittime e danni materiali immensi, piegando il regime fino all'arresto di Miloševic nell'aprile 2001. L'ennesimo capitolo sanguinoso - purtroppo non l'ultimo - nella complessa storia contemporanea dei Balcani, un capitolo che per quanto vicinissimo nel tempo sta gradualmente svanendo nella nostra memoria e che la lettura del commosso libro della Tesanovic può contribuire a ricordarci. Ometto di aggiungere frasi retoriche sull'importanza della memoria. Per un omissis in più non cascherà il mondo.

 

 

 
 
 
 
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