Nostra Signora degli scorpioni

Nostra Signora degli scorpioni
Nel corso della prima settimana di settembre del 1869 il grande romanziere russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij, braccato da numerosi creditori, cerca rifugio in un paesino in riva al lago di Orta. Tra gli abitanti schivi, ombrosi e portatori di soprannomi emblematici del vissuto locale, la sua presenza s’incrocia con quella di Enrico Costa, ultimo rampollo di una dinastia di proprietari terrieri segnata cinquantasei anni orsono dalla cruenta uccisione del bisnonno Teodoro. Un’oscura vicenda la cui responsabilità venne attribuita al figlio Demetrio che venne ghigliottinato al termine di un’indagine sommaria e sbrigativa. Il nipote, rientrato dalla Francia - dove la famiglia si era trasferita al seguito dell’armata napoleonica – non gode della stima dei compaesani. A destare diffidenza e fastidio non è solo la sua indole letteraria, ma anche il desiderio di voler fare luce tra le ombre di quell’omicidio. Uniti da un’insopprimibile attitudine alla curiosità, Enrico Costa e Fëdor Dostoevskij muovono alla ricerca di una verità così aspra e condivisa da non produrre alcuna consolazione… 
Verrebbe da dire che il nuovo libro dei coniugi Nicola Fantini e Laura Pariani abbia l’aspetto di un giallo vintage, dal momento che il fulcro della narrazione rimanda a un omicidio consumato nella seconda metà dell’Ottocento. Più precisamente si tratta di una storia incastrata in un’altra storia, un passato incluso nel passato. Ma, al di là della struttura che smentisce la costruzione di un genere ben preciso, possiamo affermare che Nostra Signora degli scorpioni rappresenta un esempio eccellente di come si racconta l’atmosfera di uno scenario paesaggistico abituato a solitudini e silenzi che non vogliono essere scalfiti, ripiegato in un mutismo ostinato ancorché tormentato dalla memoria di una misteriosa vicenda che riemerge dolorosamente da altri tempi. La trama complessa e ben congeniata ha il respiro narrativo di un romanzo ottocentesco. L’intreccio delle storie viene condotta in maniera misurata e ogni capitolo aggiunge un piccolo tassello al disegno generale. Ovunque risuona l’eco de I fratelli Karamazov e quella medesima impagabile capacità di discendere nei sotterranei dell’animo umano che gli autori sembrano qui voler rievocare con merito davvero ragguardevole.

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