Nostri amici da Frolix 8

Nostri amici da Frolix 8

Futuro remoto. La Terra è popolata da appena sette miliardi di uomini. Il continente nordamericano è governato dalla solita dicotomia, costituita però da due categorie di uomini, i Nuovi e gli Insoliti, esempi dell’evoluzione del genere umano ora capace di sorprendenti processi mentali. Precognizione, telepatia, calcoli matematici e ipotesi logiche incomprensibili alla maggior parte degli abitanti il pianeta, i Vecchi. Ormai sotto il giogo della dittatura, l’uomo pone la sua salvezza nel  ritorno di Thors Provoni. Fuggito nelle galassie alla ricerca di aiuto, la sua è una figura mitica adombrata da un’attesa messianica. Ma ecco giungere infine una risposta dalle profondità siderali, la conferma salvifica della sua venuta, accompagnato da un essere alieno capace di portare ordine e giustizia. Una rivoluzione è in atto (e sarà trasmetta in televisione), ma ancora serpeggia l’idea che Provoni sia in realtà morto, sia in realtà Dio, sia in realtà venuto per distruggere…

Romanzo della piena maturità, assieme a Scorrete lacrime, disse il poliziotto chiude un lungo e prolifico ciclo d’ispirazione iniziato nei primi anni sessanta. Avrà ancora il tempo di scrivere e pubblicare grandi opere, ma nel 1970, dopo una brevissima comparsata in un centro per tossicodipendenti, Philip K. Dick non scrive più sotto l’effetto delle anfetamine. La stanchezza nel percorre il quotidiano e le catastrofiche vicissitudini accorsegli, risuonano come un’eco all’interno di questa trama. Se l’intuizione prima del libro (il viaggio di Thors Provoni) è quantomeno geniale, appaiono invece troppo sfilacciati e poveri gli episodi che vi gravitano attorno. Dei molti personaggi, nessuno si salva completamente. I loro caratteri sono ben definiti, ma anziché farsi portavoce di un tema più grande e di una carica allegorica di cui l’autore è comunque un maestro d’armi, scivolano senza lasciare traccia. A stento si ricordano i loro nomi. Come giudicare però un’opera – o una semplice frase – di Philip Dick riconducendone i meccanismi ad una stretta plausibilità e coerenza? Non v’è dubbio che sia impossibile, pur rimanendo un’arma a doppio taglio. Un gioco di specchietti per le allodole tra i più seducenti e ambigui, tentare di dar credito al suo indistinguibile flusso di incoscienza. Dick apre completamente le porte e ti dice di scegliere senza riserve la strada che più preferisci. In ognuna di esse si trova Provoni, poiché la sua figura sa adattarsi ad ogni nostro pensiero. Un protagonista irrisolto, sempre attuale perché costruito con l’argilla. Come un suono sordo, percorre affianco le generazioni di lettori un filo conduttore solido e corrente. Il potere, ovunque e in qualunque momento, genera un caos avido e meschino. Chi comanda è una marionetta floscia attrazione di un teatrino stanco e spoglio. Qualcos’altro si impone e tende i fili, qualcosa che crediamo di conoscere e di cui ci sfuggono gli obbiettivi. È il nostro mondo, uno stato delle cose grigio e dai profili machiavellici. In eterna attesa di un sole che ci restituisca i contorni, ma che non arriverà mai.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER