Nota di addebito

Nota di addebito

Quando lo ritrova grazie a Facebook sogghigna e assapora il gusto della vendetta a lungo agognata nei confronti del medico, del “caro” Voltaren: sì, così lo chiama. Perché ha fatto proprio purtroppo insieme a lui il rappresentante di medicinali, e sa bene gli effetti collaterali della robaccia che gli ha propinato: del resto, ormai, non ha nulla da perdere. Il divorzio, o meglio, la separazione, è stato il colpo di grazia, ma certo i suoi cinquantasei anni non sono né sono stati fortunati o felici, sin da quando era un fanciullo tremante che la madre carezzava con una mano e picchiava con l’altra: adesso è un biologo e farmacista delirante e malato che ha ben in mente cosa significhi per lui aggiungere agli amici quell’uomo… La piccola non deve avere paura, Ciccina non deve essere spaventata, la nonna non le farà più del male: ci ha pensato lei a non farla più muovere… La pensione, solo a pensarci, lo fa sentire un corpo morto, inutile, vuoto, carne di cadavere prima del tempo: la partita, invece, lo galvanizza, gli inietta nei muscoli le scosse che si sentono a vent’anni, la rabbia, la grinta, l’entusiasmo. È alla partita che pensa prima che la luce (i neon gialli dell’ufficio postale o i circuiti nella sua testa?) salti di colpo. E di quel che avviene dopo non rammenta nulla… Ama da sempre viaggiare in treno, e anche se ha interrotto anzitempo l’università non ha mai smesso nemmeno di leggere libri: è questo quel che ama raccontare di sé… Tetra è la vita di un ragno prigioniero di una soffittatura…

Classe 1955, il marchigiano Paolo Mazzocchini ‒ che ha un blog di scrittura mista periodicamente aggiornato in cui riflette con bella prosa, prendendo spesso le mosse dai grandi intellettuali del passato, sul potere della parola e sulla nostra epoca (l’arte è sempre contemporanea e dialogica), e che sin dal titolo richiama quel cesto di sapide primizie che ha dato il nome alla tipologia letteraria che i romani definivano tota nostra, ossia la satira ‒ è studioso, poeta, aforista, autore di racconti. E, com’è evidente dal modo limpido, ampio, aperto, denso, articolato ma non ostico in cui con la sua scrittura si relaziona ai suoi lettori, ex docente liceale di lettere e divulgatore (ha infatti una chiara attitudine a spiegare e farsi capire, un eloquio facondo e fertile). Ora dà alle stampe questo Nota di addebito. Che, ricco di riferimenti, modelli, citazioni, reminiscenze (Pavese in primo luogo, come esplicitamente dichiarato), chiavi d’interpretazione e d’esegesi, si staglia compiutamente in una zona grigia, quella fra short story e teatro: la raccolta di dieci racconti, o meglio, come specificato nel sottotitolo, monologhi (il primo dei quali dà il titolo all’antologia), distinte voci narranti che fanno tutte fluire in modo dirompente ma organizzato e mai confuso la coscienza, pare difatti nata per un’efficace rappresentazione dell’animo umano nella sua multiforme e caleidoscopica contraddittorietà emozionale.



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