Notti bianche

Notti bianche
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Un cielo “incantevole” abbraccia la notte di Pietroburgo mentre un uomo attraversa con passo sognante la città deserta. La maggior parte degli abitanti sono partiti per le vacanze in campagna e, sebbene l’uomo non conosca nessuno di loro personalmente, prevale in lui un forte senso di malinconia. Solo le case sembrano essere rimaste a tenergli compagnia nel suo vagare solitario. Lungo la strada che costeggia la Fontanka, una figura appoggiata alla ringhiera attira la sua attenzione: è una ragazza, il viso assorto incorniciato da un cappellino giallo, che non appena si accorge di essere osservata si incammina spedita sull’altro lato della strada. Lì un signore in frac, barcollante, le si fa incontro con insistenza e la afferra per un braccio. Avendo assistito a tutta la scena e sentitosi in dovere di intervenire, il sognatore allontana il malintenzionato e porta in salvo la ragazza, attirandola a sé. Il suo nome è Nasten'ka, ha diciassette anni e non appena le rivolge la parola il sognatore sa di aver trovato un’anima affine. I due camminano a lungo e si danno appuntamento alla notte successiva, e poi di nuovo a quella a seguire…

 

 

Pubblicato sulla rivista “Otečestvennye zapiski” nel 1848 con il titolo Le notti bianche. Romanzo sentimentale. Dai ricordi di un sognatore, questo romanzo breve appartiene al gruppo di opere giovanili di Dostoevskij. Ai tempi della stesura la reclusione e la conseguente malattia – eventi che segneranno vita e poetica dell’autore – sono ancora distanti, e con esse le atmosfere cupe e degradanti dei romanzi più maturi. Pietroburgo è qui città del vagabondare solitario, della campagna a perdita d’occhio, del tepore che avvolge le cose in una notte di maggio. Ѐ deserta, ma allo stesso tempo viva, descritta come dall’interno di una visione onirica. Ne Le notti bianche fanno inoltre la loro comparsa in nuce alcuni temi letterari ricorrenti nell’opera di Dostoevskij. Tra questi quelli del sogno, della solitudine e dell’introspezione. Il protagonista maschile della vicenda non viene mai chiamato per nome, ma è identificato con quello che egli stesso definisce essere un sognatore. Il sognatore è una persona schiva, che nella sicurezza del “suo cantuccio” alla realtà di tutti i giorni preferisce la fantasia. Non sa cosa sia l’amore, se non tramite quel che ha letto nei libri, perché è timido e non ha mai avvicinato una donna. Eppure ecco che l’incontro con Nasten'ka spinge nuovamente il sognatore ad aprirsi alla vita. E se la vita torna ad essere una promessa meravigliosa, non c’è più spazio per i vagabondaggi solitari, per la malinconia, per un’esistenza appartata. L’incanto avvolge i due protagonisti una notte dopo l’altra fino a quando la realtà non irrompe spezzandone l’intreccio. Così quando il sogno bruscamente finisce Dostoevskij lascia il sognatore, e noi con lui, a domandarci: è forse “un minuto intero di beatitudine” troppo poco per riempire la vita di un uomo?



 

 

 

 
 
 
 

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