Notturni hollywoodiani

Notturni hollywoodiani
Da quando nel '51 è stato condannato a sei mesi di prigione per diserzione dopo aver cercato di evitare la guerra di Corea, a ogni concerto il fisarmonicista Dick Contino becca il patriota di turno che per tutto il tempo lo fischia e gli dà dell'imboscato. Una sera - durante un concerto con qualche stecca di troppo - ci scappa la rissa, e Dick si trova nei guai. La polizia - nella persona di Dot Rothstein, detective lesbica di 90 chili innamorata della sua corista Chrissy - lo tiene d'occhio, il pugile Cisco Andrade (che nella rissa si è beccato un pugno vagante in faccia) pretende che vada a suonare al compleanno del figlio vestito da Chucko il pagliaccio, il suo manager è disperato, gli ingaggi vengono annullati uno dopo l’altro, i giornali lo massacrano, l'autosalone dal quale ha comprato l'automobile la rivuole indietro per un paio di rate non pagate... Contino è costretto ad accettare l'ingaggio del bizzarro proprietario dell'autosalone, che è solito organizzare una strana Ora del Dilettante trasmessa alla radio in diretta dall’autosalone, una sorta di Corrida alla quale si presentano pazzi, alcolizzati o prostitute in cerca di clienti, e pretende che Contino presenti il programma. Bastano pochi giorni di questa solfa per far capire a Dick che deve trovare un altro modo per fare un po’ di grana: si potrebbe organizzare un finto sequestro di persona ai danni suoi e della procace Chrissy, gli viene in mente. Gli amici gangster disposti a tutto ci sono, il capro espiatorio pure (un serial killer pellerossa morto che faceva collezione di scalpi), ma le cose iniziano a incasinarsi dannatamente quando in ballo entrano un agente dell’FBI che cerca di preservare la virtù sessuale e politica di una figlia teenager comunista e birichina e un vero serial killer assetato di sangue ...
Torna - a tredici anni di distanza dall’edizione nei Gialli Mondadori, ormai esauritissima, praticamente un pezzo di modernariato - l’unica antologia di racconti pubblicata da James Ellroy, lo scrittore che ha reinventato il noir contemporaneo e tra gli anni ’80 e ’90 ha sparato a raffica alcuni dei romanzi di genere (e in almeno due casi, in senso assoluto) più importanti del secolo. Come spesso accade per le sue opere, anche questa affonda le sue radici nel contorto, doloroso immaginario della sua infanzia. Un anno dopo aver subito il terribile shock dell'assassinio di sua madre (mirabilmente narrato nell’autobiografico I miei luoghi oscuri), infatti, il piccolo James Ellroy assisteva per caso a un pessimo B-movie, il maldestro polpettone musical-noir "Daddy-O", interpretato da Dick Contino, un fusto che gorgheggiava ballate à la Elvis pompando alacremente sugli stantuffi della sua fisarmonica demodè. "Ciò che non viene portato al livello della coscienza ci si ripresenta sotto forma di fato", scriveva Carl Gustav Jung, e lo scrittore statunitense non sfugge certo a questa regola. Perseguitato dal ricordo di questo filmaccio dimenticato da tutti, Ellroy ha sfruttato la celebrità conquistata successivamente per incontrare Contino e intervistarlo, strappandogli il permesso di scrivere un romanzo breve ispirato ai suoi ricordi. E’ “Dick Contino’s blues”, che compone questa antologia assieme ad altri 5 racconti che invece riguardano due personaggi-cardine delle saghe poliziesche ‘ellroyane’: Lee Blanchard (il detective di Dalia nera, avete presente?) e Buzz Meeks (il poliziotto-pugile di L.A. Confidential, per dire), qui alle prese con rapinatori usciti di galera e pronti a vendicarsi, rampolle dell’alta società rapite da malviventi zoofili (nel senso sessuale del termine, non teneri animalisti), produttori cinematografici invaghiti di ingenue campagnole con la sesta di seno finite nel giro della prostituzione, cani di gangster che valgono 25 milioni di dollari e così via. La consueta sarabanda di criminali spietati e poliziotti spregiudicati anni ’50 (e le due categorie si mescolano spesso, tranquilli, il manicheismo non ha cittadinanza nell’America di Ellroy) raccontati con lo stile immaginifico e pirotecnico (talmente tanto che a tratti è davvero difficile seguire il plot e raccapezzarsi tra i vari personaggi) che ha reso questo autore un maestro riconosciuto. Ma non un monumento, non un’istituzione, no. Perché le sue pagine sono una sorpresa continua, uno scoppio di colori, un sorso di whisky acido che brucia lo stomaco. Fino alla prossima sbronza.

 

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