Notturno

Notturno
Martin Humphreys a quattro anni assisteva rapito e muto alle lezioni di piano della sorella, poco più grande di lui. Ben presto Helen si stancò del piano e Martin ottenne di poter continuare al suo posto le lezioni. Da allora non ha più abbandonato la musica, fino a diventare un apprezzato pianista e compositore in Canada, suo paese natale, e nel resto del mondo. A quarantacinque anni, del tutto inaspettatamente, Martin si ammala di cancro e nel giro di pochi mesi muore. La sorella Helen, divenuta a sua volta una nota scrittrice, racconta il dolore di quei giorni e degli anni immediatamente successivi. Il tempo sospeso delle veglie in ospedale, la crudeltà delle pratiche burocratiche che ti obbligano a essere pratico e risolutivo ma – soprattutto – racconta i ricordi di un legame tra fratello e sorella che avevano una profondissima intesa artistica e il tentativo, attraverso la musica e la parola scritta, di superare, raccontandolo, un dolore che pare indicibile…
Una lunga lettera indirizzata all’amato fratello scomparso, una elegia intensa ma lucidissima in cui l’autrice si immerge completamente nel racconto del proprio dolore, senza sconti ma anche senza alcun patetismo. La quotidianità in cui a stento prova a riassestarsi – fatta di passeggiate con il cane, della cura del piccolo frutteto, di ricercata solitudine – si intreccia al ricordo dei viaggi, dei concerti, delle esperienze in comune con Martin e origina lampi di consapevolezza che illuminano il lettore, invitandolo a riflettere sull’ineluttabilità della vita e sulla sua necessaria accettazione. Come sopravvivere al dolore? Ragionando e scrivendo, se si ha questo dono, scegliendo con cura le parole e provando a dare un ordine alle sensazioni. “La morte trasforma la vita in un racconto perché all’improvviso c’è una fine, e se ne può fare un riassunto. Una persona può essere ridotta a una manciata di parole. Non so cosa penseresti delle parole che ho usato per descrivere la tua vita, ma sappi che scegliere le parole con cura è il mio mestiere, e non ho mai scelto parole con più cura di quelle per il tuo necrologio”. Per chi cerca risposte al dolore o una conferma al potere salvifico della scrittura e della lettura.

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