Notturno bus

Notturno bus

Bologna, aprile 1993. Francesco, detto anche Franz, è un giovane autista di autobus, solitario, depresso e con il vizio del gioco che gli sta procurando un sacco di guai: un brutto ceffo da giorni lo sta cercando per riscuotere un credito ormai dai molti zeri e, quando lo troverà, Franz sa che non andrà certo per il sottile. Il bestiario di passeggeri che sale sull’autobus è vario, ma quelli che Franz teme di più sono i malinconici che vogliono parlare e che cercano qualcuno con cui sfogarsi. Quando si avvinghiano al suo sedile lui taglia corto, sperando che scendano alla fermata successiva. Leila invece è una bella ragazza, giovane ma con un passato già movimentato. Sfruttando il suo fascino, adesca e deruba gli uomini più facoltosi. I due giovani si incontrano una notte, mentre Franz sta tornando al deposito. La ragazza che non è scesa dal suo mezzo ha un aspetto particolare, ma soprattutto ha bisogno di un posto dove stare e nascondersi. Da quel momento in poi, a causa di vari equivoci e per aver cercato di sfruttare un’occasione d’oro, i due si trovano coinvolti in una serie di sparatorie e omicidi. Venuti in possesso di un documento compromettente, e che casualmente Leila ha trovato tra della refurtiva, vengono inseguiti da due violentissimi e loschi individui e finiranno per trovarsi faccia a faccia con poliziotti e sicari, politici ricattati ed emissari doppiogiochisti amanti della buona musica. Bologna, sopra tutti, incombe plumbea e soffocante. Tra tutte quelle morti violente, braccati e inseguiti con ogni mezzo, la strana coppia sceglie di fuggire dall’Italia, perché cambiare vita una volta per tutte sembra una buona alternativa, a dirla tutta la sola possibile per chi vuole sopravvivere…

La storia di Franz e Leila, uscita nel 2000 in formato cartaceo, ha trovato una felice trasposizione su pellicola nel 2007 per la regia di Davide Marengo e quindi questa riedizione. Il giovane autista ha il volto di Valerio Mastandrea, mentre la bella Giovanna Mezzogiorno incarna le fattezze dell’affascinante Leila. In effetti, il gioco di incastri che il romanzo ci propone si adatta perfettamente al ritmo veloce di un film, in cui inseguimenti e sparatorie non danno tregua. Nei brevi episodi racchiusi nelle poche ore di un fine settimana di aprile del 1993, tutti i personaggi si spostano e fanno cadere i tasselli di un violentissimo domino, alimentando quell’incendio di equivoci e ricatti che non sembra trovare mai fine. Giampiero Rigosi, che come sceneggiatore ha collaborato anche in Distretto di Polizia e in L’ispettore Coliandro, gioca con il tempo che corre, con gli incontri casuali e con gli appostamenti, creando inseguimenti e pestaggi degni delle più dure sequenze di Non è un paese per vecchi, prima scritte da McCarty e poi filmate dai fratelli Coen. A volte ironico, spesso spietato e ruvido, il romanzo ci conduce attraverso le strade di una Bologna dei primi anni Novanta quasi irriconoscibile. Cupa e nervosa, grunge, pericolosa come Gotham City, apre le sue strade a personaggi febbrili, sicari e prostitute di periferia, oppure piccoli cittadini fagocitati dalla quotidianità e dai vizi. La musica che aleggia nell’aria, però, è di qualità. L’emissario che dovrà fare lo scambio con i due fuggiaschi ama il jazz, sempre presente nello stereo della sua auto, e le note delle melodie, a volte complesse e a volte delicate, stridono con l’atmosfera del romanzo, regalandoci uno strano senso di straniamento, perfetto per una storia come quella che andrete a leggere.



 

 

 
 
 
 

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