Nuda e cruda

Nuda e cruda
Il divorzio nei piani di Stephanie non era contemplato: il matrimonio con Gabe, medico ebreo di famiglia ricca, avrebbe dovuto essere per sempre. Certo, la suocera Rome ha sempre sperato di distruggere il suo rapporto con Gabe, ma per Steph (così la chiamano gli amici) l’amore avrebbe dovuto vincere. Sempre. Invece Gabe l’ha tradita, ed è bastato trovare la chiave di accesso alla posta elettronica per capirlo: il divorzio è stata la logica e dolorosa conseguenza, e Steph ha dovuto improvvisamente affrontare una vita che non avrebbe desiderato, quella della giovane divorziata in cerca di un uomo (quello giusto, finalmente). A New York. Con un amico che chiama “gay” nonostante sia eterosessuale, un cane – Linus – che non tollera la folla, qualche amica del cuore alle prese con divertimenti e insicurezze, una psicoterapeuta telefonica e tanti, troppi ricordi da gestire: il fidanzamento con Gabe e il difficoltoso coronamento del sogno d’amore, le frustrazioni per un marito succube di una madre egoista, l’impossibilità di mostrare un briciolo di dignità in un rapporto di coppia scadente. Steph vive la condizione di divorziata raccontando senza pudori sentimenti, emozioni e avventure sessuali: gli uomini che incontra vengono analizzati al microscopio, e ogni minimo dettaglio usato per sorridere e riflettere...
Nuda e cruda potrebbe essere definito un libro di auto-aiuto, nonostante questo genere di letteratura venga più volte ricordata con ironia dalla stessa autrice nel corso del racconto: la storia di Steph è quella di una giovane donna alle prese con se stessa e con l’urgente necessità di prendere coscienza. Del fallimento, prima di tutto: del matrimonio e del proprio cieco concetto di amore, di un atteggiamento passivo nei confronti di un uomo che avrebbe dovuto apparire subito ambiguo e poco affidabile. Presa di coscienza di se stessa, anche: Steph impara ad apprezzarsi e a comprendersi, adotta l’indulgenza e difende finalmente i propri desideri, le aspettative e gli spazi privati. Inizia a percepire di meritare un amore pieno e non un triste surrogato, scopre di non essere più disposta a dimenticare l’autostima pur di trattenere un uomo in casa sua. La storia di Steph, genuinamente raccontata dalla protagonista stessa prima nel blog più seguito nel Mondo (Greek Tragedy) poi in questo libro, è in fondo la stessa di molte altre donne: anche senza il glamour newyorchese (che pure regala un tocco frizzante a questo diario ben scritto, dall’ironia tagliente) è possibile affrontare un divorzio, la fine di un amore, ritrovando la stima per se stesse e recuperando spazi preziosi. Dentro e fuori.

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