Nudi alla meta

Nudi alla meta
1944. L’Italia, sconfitta sul campo e costretta alla resa, abbandona l’orrenda partita della guerra. Fra le file del Regio Esercito si respira un clima di smobilitazione. Il cambio di fronte risveglia in Bruno un’insopprimibile ansia da tradimento. Dopo lo sconquasso del 25 luglio e dell’8 settembre, si è accorto di quanto fragile fosse stata quella folla di gente che era sembrata entusiasta del fascismo e che ora invece si vergognava di avervi fatto parte. Come molti altri giovani della sua generazione, si arruola pertanto sotto le insegne della Repubblica di Salò, poiché non intende sopportare l’dea di non aver fatto niente per la propria patria. Il giorno in cui Ancona viene sottoposta ad un pesante bombardamento da parte delle truppe alleate, Bruno parte per il Nord Italia, da dove rientrerà al termine della guerra dopo essere scampato a pericolose rappresaglie. Benché riconosciuto estraneo a qualunque crimine viene consegnato agli inglesi e recluso nel campo di prigionia di Afragola. Nel lungo soggiorno forzato, avrà modo di apprendere eventi di cui era all’oscuro, come la persecuzione e lo sterminio degli ebrei, consentendogli di stilare un primo sommario bilancio di quella sofferta esperienza…
Vien voglia di definirlo auto storia, questo libro che assembla e riordina i tasselli di una stagione fondamentale della vita dell’autore; che è tutto costruito con la preoccupazione di lasciar parlare, in maniera equilibrata, i ricordi degli empiti giovanili e i fatti che li determinarono, nella loro originaria autenticità. Mosso da un’ansia di pacificazione interiore, l’autore risale il corso degli anni per andare a recuperare uno snodo fondamentale della sua vita e di quella di un’intera generazione. E per fare giustizia di una scelta che la propaganda scolastica e i retaggi familiari resero tanto ineludibile quanto sofferta, sofferta proprio perché ineludibile. Il suo è dunque l’apporto personale e del tutto onesto di chi vuole portare il proprio contributo al recupero di una memoria troppo spesso reticente e indistinta. Ne viene fuori una storia serrata nella struttura, sorretta da un tono di asciutta efficacia prosastica, che unisce alla ricostruzione storica, la capacità di scandagliare la tribolata umanità di persone beffate dal destino. Dalla narrazione affiorano storie urticanti per il dolore che i protagonisti procurarono agli altri ma anche a sé stessi; storie di antieroi che sfuggono ad ogni predefinito tentativo di incasellamento politico e perciò destinati a rimanere a lungo nel limbo. Tale è la vicenda ricostruita in questo libro appassionante da Eugenio Bargilli, inattuale a se stesso oggi come ieri.

 

 

 

 
 
 
 
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