Nuove storie dal Vicolo della polvere rossa

Nuove storie dal Vicolo della polvere rossa
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Nel gennaio 1953 ha preso avvio il primo piano quinquennale e il Comitato centrale del partito si prende qualche mese di tempo per redigere la Costituzione: la Cina sta facendo passi da gigante nell’edificazione del socialismo e della rivoluzione. A dicembre Piccolo Long si trasferisce nella viuzza e osserva i notiziari ufficiali sulla lavagna, in attesa della conversazione serale. Si tratta di una delle vie più antiche (realizzata durante la dinastia Qing), vicino al parco Bund, al centro delle vicissitudini della città, indifferente al logorio del tempo. Il testo trascritto per l’ultimo numero dell’anno riassume tutti gli eventi politici ed economici avvenuti fino a quel momento. È come se fosse il vicolo stesso a spiegarlo a Piccolo Long, è lo stesso ecosistema sociale a porsi le domande e ad assistere alle trasformazioni, insieme narrando delle vicende di alcuni e altri abitanti: cittadini del quartiere, i loro intrecci e ospiti, emigrati e immigrati, fughe e ritorni, avanzate e discese di classe, finché perde il residuo feng shui positivo e diventa un’isola squallida nel mare dei grattacieli nell’anno delle Olimpiadi di Pechino del 2008. I fidanzati Tian Hanru e Rondine Yan Nan sono entrambi cresciuti in una stessa shikumen, lei nel sottoscala in una stanzetta buia con tutta la famiglia, lui al secondo piano avendo a disposizione l’intera ala. Hanno legato fin da piccoli, ora lui è funzionario editoriale, lei fa l’infermiera ma è costretta a partire, nel 1953 diventano di pubblico dominio le dolorose vicissitudini. Per loro, e poi per tanti altri…

Il grande cinese di lingua inglese, docente scrittore e poeta Xiaolong Qiu (il nome è il primo e significa “piccolo drago”) nacque a Shanghai in una famiglia di commercianti proprio nel 1953 e, dopo che una sua raccolta di poesie fu messa al bando dal governo cinese nell’anno di Tienanmen (1989), decise di restare negli Usa, dove insegna letteratura cinese e comparata all’università. Dal 2000 al 2015 ha pubblicato 9 ottimi gialli con protagonista il colto ispettore Chen Cao (altri sono in via di pubblicazione o gestazione), che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Le venti sagge meste deliziose connesse storie dal Vicolo della polvere possa edite nel 2014, originariamente uscite a puntate su “Le Monde”, sono il seguito (in terza molto varia) di una raccolta di racconti analoghi del 2005 e raccontano stupendamente la Cina comunista, con frequenti intensi cenni autobiografici, strada e personaggi “terroir”. Lo spunto sono le conversazioni serali fra vicini, un popolo accatastato in minuscole stanze sovraffollate, capace di mostrare le ironiche causalità provocate dallo squilibrio tra yin e yang: una cosa conduce a un’altra e poi a un’altra ancora, e il risultato può essere irriconoscibile (come nel telefono senza fili). La biografia di Chen Xiaohiu (giovane nel 1971) ricorda quella dell’autore che imparò l’inglese da autodidatta sulle panchine del parco Bund. Come sempre, sono innumerevoli le citazioni di poesie, proverbi, canzoni (più o meno popolari), massime (di Mao e Confucio perlopiù). Buono il vino di riso di Shaoxin. Assolutamente da leggere e meditare.



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