Oceano mare

Oceano mare
Da qualche parte, in un non-luogo fuori dal tempo, spesso sprofondata nella coltre fitta della nebbia che confonde i confini con la realtà, c’è la Locanda Almayer, gestita da misteriosi bambini che sanno leggere nell’anima e nel cuore, son padroni dei sogni e hanno tutte le risposte. In questo luogo suggestivo confluiscono le storie di alcuni personaggi surreali, occupati per la maggior parte del tempo sulla spiaggia che lega la strana locanda, di cui sono ospiti, all’infinito del mare. Tutti portano il fardello del proprio passato e hanno bisogno, in qualche modo, di guarire, e sono lì ad incrociare i propri destini nel tentativo di incontrare loro stessi. C’è Plasson, celebre ritrattista, che vuol fare il ritratto al mare e intingendovi il pennello vuole rubarne il mistero, e così dipinge un’intera collezione di quadri intitolati “Oceano Mare” con una strana quanto ovvia particolarità... C’è Bartleboom, professore di provincia, che “ha studiato per capire i tramonti” e, impegnato a misurarne i limiti, vuole capire dove finisce il mare. Lui scrive da anni lettere alla “sua donna”, che un giorno incontrerà da qualche parte, ma ignora come farà a riconoscerla. “Non ha nomi né indirizzi da mettere sulle buste ma ha una vita da raccontare” perché pensa “che scrivere a qualcuno è l’unico modo di aspettarlo senza farsi del male”... C’è Elisewin, la fanciulla ammalata di paura, “una ragazzina troppo fragile per vivere e troppo viva per morire”. Suo tutore è Padre Pluche, che scrive strane preghiere  dagli strani titoli come “Preghiera per un bambino che non riesce a dire la erre”... E ancora Ann Deverià, la bellissima donna “malata” di adulterio: “Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così… io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri”... E poi il misterioso Adams, che forse ha un altro nome, che forse è un viaggiatore folle che sa raccontare mille storie  di paesi straordinari, ma che sicuramente ha gli occhi di un cacciatore. Come si intreccia, con questi personaggi al limite dell’assurdo, la vicenda spietata della fregata francese Alliance, naufragata perché il suo capitano “non sapeva leggere il mare”?
Non ha una trama vera e propria Oceano mare, non ha una storia, è piuttosto un intreccio di storie e persone raccontato attraverso un abile viaggio nell’anima, onirico e surreale, attorno al mito eterno del mare che ne è filo conduttore. È la narrazione delicata e suggestiva della capacità dell’uomo di salvarsi o perdersi per sempre, della sua possibilità di redenzione o dannazione. I diversi personaggi hanno tratti indefiniti ed eterei appena pennellati nell’atmosfera surreale del mare sconfinato, che può essere amico dolcissimo che guarisce ogni male o spietato e crudele distruttore capace di far emergere il peggio dalle oscure profondità di un uomo. Terribile e meraviglioso il secondo Libro (il romanzo è strutturalmente diviso in tre Libri) che descrive il naufragio, che pare una descrizione dettagliata e animata del quadro spaventoso di Géricault "La zattera della Medusa"; parrebbe, anzi, che il riferimento al naufragio della fregata francese Méduse del 1816 ritratto nel famoso dipinto sia voluto. Un oceano mare di parole questo romanzo di Baricco, da cui il lettore deve lasciarsi travolgere, per farsi narrare storie incantate con armonia, classe e sottile ironia, un racconto sofisticato e dolcissimo dalla magica atmosfera ricca di simboli e metafore a cui abbandonarsi docilmente. L’abilità di cambiare registri narrativi, l’uso deciso della paratassi, le ripetizioni, le pause, i lunghi discorsi diretti, i flussi di coscienza, gli affascinati ricami di parole hanno fatto dire a molti che il linguaggio appare artificioso, ruffiano e lezioso fino a fare del romanzo un mero esercizio di stile. Decisamente è uno di quegli strani libri che o si amano o si odiano, e non esiste una tipologia di lettore che, a priori, possa dirsi destinato all’una o all’altra cosa. Capita anche che non si riesca ad andare oltre qualche pagina. Ma proprio per questi motivi  bisogna provare a leggere Oceano Mare e scoprire se si appartiene a coloro che lo ritengono un freddo e furbo insieme di frasi ad effetto da trascrivere in un diario adolescente o una poesia lunga quanto un romanzo. Ne vale davvero la pena.

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