Odette Toulemonde

Odette Toulemonde
Wanda Winnipeg è diventata ricca e famosa sposando uomini importanti e divorziando da loro. Una scalata sociale compiuta calcolando al meglio le proprie relazioni e giocando sulla portata del suo irresistibile fascino: la sua prima storia è quella con un avvenente pittore che all’inizio le resiste spinto dal divario d’età: lei ha appena quindici anni, lui trentotto… È un’estate caldissima, l’afa miete migliaia di vittime: Odile è sola nel suo appartamento, il marito è sempre via in quanto famoso reporter. D’improvviso vede l’immagine di una vecchia in casa sua: chiama la polizia, nessuno scova nulla, tantomeno c’è qualche segno di furto, ma la vecchia torna anche altre volte… Aimèe Favart ha amato Georges, il suo capo per venticinque anni. Una relazione extraconiugale che si conclude all’improvviso, quando lui sceglie di andare a trascorrere la sua vecchiaia nel sud della Francia, con la moglie. Così Aimèe si lascia vivere, tenta di guadagnare qualcosa vendendo i regali dell’ex amante, ma ben presto scopre che non c’è alcun oggetto di valore tra questi, neanche il Picasso è originale, almeno stando a quanto le dice un vecchio esperto… Odette Toulemonde è vedova da dieci anni, di un marito che amava da morire: commessa a Charleroi, madre di due figli, ha ritrovato la felicità leggendo i romanzi dello scrittore Balthazar Balsan, che mai e poi mai sospetterà possa entrare nella sua vita…
Raccontare gli scherzi della felicità in otto storie al femminile, leggere ma mai frivole, appassionanti e commoventi: è quello che fa lo scrittore Eric-Emmanuel Schmitt in Odette Toulemonde, la piccola raccolta di storie, tra le quali quella che dà il titolo al libro, trasformato dallo stesso Schmitt in un film. In realtà tra i personaggi narrati, Odette, sicuramente tra le più simpatiche, non ha la stessa carica di coinvolgimento di una Odile, che mano a mano rivela i suoi tratti patologici, o di Aimèe, vittima di una solitudine incancrenitasi nelle sue viscere, diventata aspra e refrattaria a ogni affetto ma beffardamente dipinta dalla realtà delle cose come il contrario. Odette Toulemonde è il racconto più buonista insomma, e quindi da un certo punto di vista meno interessante. Ma il risultato globale è piacevole e scorrevole: un bell’excursus nel mondo delle relazioni tra uomo e donna, con un po’ di angoscia, qualche lacrima e qualche sorriso.


 

 

 

 
 
 
 
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