Odio gli indifferenti

Odio gli indifferenti
Non può esistere il fatalismo. C’è solamente la volontà degli uomini. Ma se la gran parte di essi si limita ad assistere agli avvenimenti senza agire, la tela della Storia verrà sempre tessuta da poche mani, da pochi uomini, piccoli gruppi attivi che gestiscono il potere. È l’indifferenza dei molti, quindi, ad essere decisiva. L’indifferenza di chi non si preoccupa, di chi non si assume responsabilità. È questo il motivo per cui Antonio Gramsci scrive la sua breve invettiva contro gli indifferenti. È questa la ragione per cui arriva a dichiarare di odiare chi non parteggia. Ma gli strali del fondatore del Partito Comunista Italiano, nell’immediato primo dopoguerra, prendevano la forma di articoli e scritti che andavano a toccare anche altri aspetti della società e della politica italiana di allora. Dalla difesa degli operai della FIAT, stanchi di proseguire la lotta dopo un lungo e duro mese di sciopero, alle accuse di inettitudine dei politici, privi di “fantasia drammatica”, di quella capacità indispensabile per riuscire a prevedere gli avvenimenti. E ancora, la critica alla chiesa cattolica, che in nome della libertà, cercava di difendere i privilegi della scuola privata. Per finire con un lungo attacco contro i professionisti delle guerre, i produttori di armi, i detentori dei mezzi di informazione che cercano di seminare il panico. Contro di essi vale lo stesso principio, non basta dichiararsi contro le guerre in genere, occorre invece adoperarsi perché non accadano, sventando le trame dei seminatori di panico e dell'industria bellica...
Ciò che colpisce in questa breve raccolta di scritti gramsciani – dal titolo molto efficace – è, ovviamente, la forte attualità di molte delle elaborazioni che vi sono contenute. E non solo per la veemente critica a tutti coloro che non parteggiano, ma anche per altre affermazioni che vanno a toccare, fra le altre, l’indipendenza della magistratura dal potere esecutivo, l’attenzione per l’uso distorto delle parole e del  linguaggio, la difesa delle libertà politiche e civili. Temi che in quel momento stavano molto a cuore ai rappresentati socialisti a causa delle repressioni e delle censure che il partito stava subendo. Ma tematiche che sono purtroppo ritornate di forte attualità. Basti pensare al fatto che Odio gli indifferenti è stato letto da Gianrico Carofiglio in occasione della manifestazione contro la legge sulle intercettazioni del 31 maggio 2010 al Teatro Quirino. E che questo libricino in poco tempo è divenuto un vero e proprio caso editoriale. L’appendice contiene un interessante estratto da un discorso che tenne Gramsci in Parlamento nel maggio 1925. Il leader comunista, durante il suo attacco verbale al sistema fascista che sempre più velocemente si impadroniva del potere, venne interrotto più volte da un arrogante Mussolini, ma riuscì a tenere il punto e ad avere l’ultima parola.

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