Odio gli sbirri

Odio gli sbirri
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1956. La città, stretta dal fiume, è immersa nel torpore della notte calda. Le finestre dei grattacieli ammiccano e si arrampicano verso le stelle dove l’onda di neon colora il cielo di rosso, verde, giallo e arancione. Mike Reardon ha il turno di sera. La sveglia lo coglie nel sonno acido e appiccicoso di umidità alle ventitré. Sente accanto a sé il corpo addormentato di May. La finestra è spalancata ma l’aria è zuppa e acquitrinosa. L’uomo controvoglia si alza. Sa perfettamente quanto tempo gli occorre per radersi, vestirsi e bere il suo caffè nero. Prima di uscire accarezza il profilo di May che gli sussurra di fare attenzione, dà un bacio ai suoi due figli, poi prende dal cassetto la sua calibro 38. Si accende una sigaretta e scende. Alle ventitré e quarantuno ‒ quando Mike è a soli tre isolati dalla sua destinazione ‒, due proiettili gli penetrano nella nuca fuoriuscendo dalla testa e asportandogli di fatto mezzo viso. Prima di toccare terra è già morto. Allertati da una telefonata anonima, due agenti della Squadra Omicidi pochi minuti dopo sono già accanto al corpo in attesa dell’arrivo dei colleghi dell’87° distretto, sotto la cui giurisdizione il corpo è stato rinvenuto. La zona un tempo fiorente e signorile, crocevia della città, è oramai da anni retrocessa a sudicia latrina in totale decadimento, abbandono e degrado. L’aria calda e fetida di urina e le mosche impazzite sul cadavere fanno il resto. I due agenti sentono una macchina frenare e accostarsi a loro. Dall’auto scendono Carella e Bush dell’87°. Si accucciano accanto al cadavere e con la torcia lo cominciano a ispezionare. Steve Carella guarda la nuca sfondata dell’uomo. Poi chiede ai colleghi di girarlo. Quando la torcia illumina il viso dell’uomo Bush inghiotte a vuoto e si sente mancare. L’uomo brutalmente ucciso è il loro collega Mike Reardon...

Con la prefazione di Maurizio de Giovanni – che rende onore e omaggio all’autore che più di tutti ha segnato la sua giovinezza e la sua futura formazione letteraria ‒, tornano in una nuova e fresca ristampa i delitti e le avventure del detective Steve Carella e della sua mitologica squadra dell’87°, partoriti a partire dal 1956 dalla penna geniale di Ed McBain, tra i migliori rappresentanti del genere poliziesco dell’hard-boiled. Lo scrittore, scomparso nel 2005, già in questo suo esordio mostrava tutti i tratti della sua scrittura futura. Un testo asciutto, descrittivo, a tratti quasi anatomico ma al contempo vivo e pulsante abbellito dalle immancabili venature di humour nero dei suoi protagonisti. In questa prima avventura, sotto il comando del tenente Byrnes la squadra si trova impegnata a risolvere il caso del misterioso assassino che sembra prendere di mira proprio gli agenti del distretto 87. E lo fa vigliaccamente, nel loro momento di minor difesa. Come la prima vittima, l’agente Mike Reardon, brutalmente freddato con un colpo alle spalle pochi minuti prima di prendere servizio. Ma la furia omicida sembra non avere fine e arriverà direttamente a Steve Carella e a quanto di più caro l’uomo ha al mondo. Un ottimo modo per rileggere o ‒ per chi ancora non lo conoscesse ‒ scoprire un autore che ha regalato al genere un’inconfondibile e personale impronta.



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