Odore di ferro e di cacao

Odore di ferro e di cacao
All’indomani della prima guerra mondiale muore il notaio Alberto Musino e lascia totalmente orfane a Pedemonte, un paesino del Matese, le sue quattro figlie femmine, avute dalle sue due mogli, entrambe defunte. Errico Guastoni è un giovane anarchico (nonché “scettico idealista”), il cui nome di battesimo è stato scelto proprio in onore del noto anarchico Malatesta. Errico lavora come cottimista alle poste e per un bizzarro intreccio del destino si trova ad abitare a “Villa Libera”, di proprietà del notaio Musino che, dieci anni prima della sua morte, ha concesso al giovane  il privilegio di abitarla a titolo gratuito. La bizzarria della vicenda risiede nel fatto che di questa villa, e soprattutto delle inquietanti memorie che essa custodisce, non sanno nulla le quattro figlie del Musino: soltanto alla lettura del testamento del padre le donne vengono a conoscenza dell’esistenza di questa proprietà ubicata a Cento, un paese nei pressi di Ferrara, lontano dunque da Pedemonte e dai luoghi in cui hanno sempre vissuto. Il mistero che si cela dietro Villa Libera induce le due sorelle più giovani, Emma e Violetta - quest’ultima la più piccola e la più intraprendente - a partire per scoprire quella parte dell’esistenza del padre a loro sconosciuta, vissuta fuori dai luoghi familiari della terra Matese, e per cercare di conoscere meglio un uomo che comunque era sempre stato un buon padre, aveva garantito loro una vita agiata e serena, anche se, forse, fin troppo ovattata. Emma e Violetta Musino, giunte a Cento, conoscono l’abitante di Villa Libera, insieme alla sua amica fraterna nonché coinquilina Fiora. È Errico a mostrare alle due giovani donne la lettera con cui il notaio Musino riconobbe al Guastoni il diritto di abitare nella villa, motivando la concessione con la stima per il ragazzo e la sua passione per la fede anarchica, quella stessa passione che il notaio non poté “seguire”. La lettera in verità non riesce a quadrare il cerchio e non riesce a fugare i dubbi delle due donne: chi è veramente Errico? Un furbo fedifrago o un figlio illegittimo? Violetta, in verità, non ha dubbi, lei vede oltre le verità nascoste, vede con gli occhiali dell’amore. L’incontro con il notaio ferrarese Matteo Barena, un vecchio amico del padre, permette alle due eredi Musino di fare luce sulla tragica vicenda da cui tutta la storia in quel di Cento ha avuto inizio…
Nasce così l’intrigante trama, che si colora di giallo e dei toni del romanzo; una storia che fa entrare in contatto due mondi tanto lontani, l’alta borghesia dell’entroterra del Meridione d’Italia e il proletariato del Nord, legati insieme dalla figura di Alberto Musino e dal mistero che ha intrecciato i destini di molte giovani vite. Quando anche Alberta e Maria Teresa Musino, le due figlie maggiori decideranno di partire alla volta di Cento, nuove occasioni di incontro – scontro si genereranno tra i due mondi. Al centro della vicenda si colloca la colta e affascinante figura di Errico, con i suoi modi, la sua visione del mondo, le sue idee politiche così distanti dalla società borghese, bacchettona e asfittica, quella stessa società che ha cullato e allevato le sorelle Musino e che favorirà in Italia l’istaurarsi della dittatura fascista. Nell’atmosfera di un’epoca di grande fermento e di sconquassamenti sociali, tra scontri di classe, contrapposizioni tra fascisti e comunisti, scioperi e repressioni, il romanzo dipana la sua trama tra gli aromi del tempo, i profumi che danno senso alle cose, l’olezzo di ferro e di carbone e l’odore di cacao, conducendo il lettore ad una conclusione che non delude le attese. Dopo essersi cimentata nei racconti, la romana Alessandra Dragone è alla sua prima prova sulla lunga distanza e Odore di ferro e di cacao è un ottimo inizio. Sul suo sito personale scrive: “scrivere mi dà l’illusione di fare qualcosa di buono per me e per il mondo; può piacere o no, ma ha un valore” e nel romanzo questa sua visione etica dello scrivere si avverte spesso e con chiarezza. Di tanto in tanto indugia un po’ sull’esoterismo, ma in generale il romanzo della Dragone cattura per il suo armonico equilibrio, accompagnato da uno stile elegante e profondo, che nell’ordito lascia intravedere il destino tragico indelebilmente segnato nel corredo genetico di alcuni protagonisti e l’originalità del personaggio di Errico, colto e ricco di valori positivi; un uomo che va incontro al suo folle destino, scritto nelle stelle e nel suo DNA, “capace di immaginare… di figurarsi qualcosa di diverso del mondo che vi sta stretto”. La contrapposizione dialettica e sfaccettata tra antichità e modernità, femminilità e virismo, cacao e ferro, informano tutto il romanzo come l’umanità e la sua storia in generale.

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