Ofelia sapeva nuotare

Ofelia sapeva nuotare

Cantando canzoni antiche Ofelia si avvicina al ruscello: “aveva intrecciato ranuncoli, ortiche e margherite e quei lunghi fiori porporini di cui ignorava il nome”. Si avvolge una fronda del salice che cresce rigoglioso a riva e lascia che il corpo si abbandoni al proprio peso, lambendo l’acqua... C’è una Bambina Con i Capelli di Rame che si è innamorata del Vento, che cosa strana è vero! Osserva il paesaggio al di fuori della finestra, laggiù lontano oltre la legnaia e l’albero di ciliege dalle foglie ormai gialle. L’inverno è alle porte e presto scaccerà via il tiepido autunno con il suo “profumo delle castagne e della zucca cotta nel forno”... In piedi accanto ad una macchina due ragazzi si tengono per mano e stanno viso contro viso. “Da lontano sembrano i fidanzatini di Peynet” pensa il posteggiatore che osserva i due da qualche minuto. Lei, “il suo bastone bianco, i suoi occhi bianchi, annunciano la sua diversità”; lui che alla richiesta di un bacio le confessa di essere gay... San Lazzaro degli Armeni. Padre Raphael si avvicina alla statua dell’Abate Mechitar non prima di essersi assicurato che la cancellata della piccola isola sia ben chiusa. Dietro ad una siepe scorge gli occhi brillanti di una giovane donna, “il viso pallido dagli zigomi alti sotto un berretto di lana scura”. “Dovete aiutarmi, ho bisogno di un rifugio, hayr. Padre”...

Rossana Girotto, una nuvola di capelli rossi dai ricci ribelli, vive sul Lago Maggiore ma un pezzo di cuore è rimasto tra Venezia e l’Irlanda. Ha uno splendido negozio dove crea gioielli in argento, ambra, pietre e perle. Vanta numerose collaborazioni con la stampa locale, conduce il programma radiofonico “Leggiamoci di Torno” e nel 2014 ha vinto il Giallo Stresa con il racconto Negatité, pubblicato da Mondadori. Scrive favole e racconti, alcuni dei quali diventati performance di tipo teatrale con narrazione, immagini e musica dal vivo. Ofelia sapeva nuotare è una raccolta di racconti a metà tra sogno e realtà in cui predominanti sono le figure femminili. Non si può non cogliere nel primo racconto Il ponte di Elsinore, il riferimento neanche poco velato a Shakespeare ed ai meravigliosi versi che descrivono Ofelia (C’è un salice che cresce di traverso/ ad un ruscello e specchia le sue foglie/ nella vitrea corrente; qui ella venne/ il capo adorno di strane ghirlande/ di ranuncoli, ortiche, margherite/ e di quei lunghi fiori color porpora/ che i licenziosi poeti bucolici/ designano con più corrivo nome/ ma che le nostre ritrose fanciulle/ chiaman “dita di morto”...). Pura poesia. La stessa che si respira dalla prima all’ultima pagina di questo libriccino – impreziosito dalle originali illustrazioni di Sarah Sudcowsky – e che sospende il lettore in una dimensione senza spazio, senza tempo, ma definita da sensazioni, profumi e colori. Le donne dei racconti di Rossana muovono lievi i loro passi nel mondo, mantenendo un forte legame con gli elementi, primo fra tutti l’acqua: da quella del torrente che accoglie Ofelia a quella della laguna veneziana; da quella di Dublino alle placide acque del Lago Maggiore, dove Rossana vive ascoltando ogni giorno le storie che il lago le sussurra (“Il lago mi parla dolce e paziente come se fossi legname fluitato al quale spiegare perché viene sospinto verso un dove sconosciuto. Mi chiedo quante lettere conta l’alfabeto del lago”). Ma protagonisti sono anche gli elementi del paesaggio (dal vento che scompiglia le foglie del ciliegio al pettirosso che col suo cinguettio sussurra ad Ofelia) ed alcuni uomini. Tutti avvolti da un velo di diversità che è essenzialmente desiderio, bruciante, di affermare la propria esistenza, il diritto a vivere secondo il proprio modo di sentire. Pagine intense, da centellinare, da tenersi care per quando serve conforto e un po’ di caldo nel cuore.



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