In ogni caso nessun rimorso

In ogni caso nessun rimorso
Jules Bonnot è l’anarchico più pericoloso di Francia. Braccato da un esercito di uomini in divisa, è all’epilogo della sua rocambolesca vita. Su un foglio a quadretti scrive le sue ultime parole: “Dovrei rimpiangere ciò che ho fatto? Forse. Ma non ho rimorsi. Rimpianti sì, ma in ogni caso nessun rimorso”. Un passo indietro. Appassionatosi ai motori, il giovane Jules trova lavoro nelle fabbriche di automobili, ma la passione per testate e cerchioni non è l’unico fuoco che gli brucia dentro. A divorarlo e renderlo cosciente della sua condizione di sfruttato, a portarlo a non rimanere inerte davanti alle ingiustizie contro gli operai e il popolo è anche il fuoco dell’anarchia, quella fiaccola che gli avvampa le idee e lo convince della necessità di scardinare il sistema sociale borghese. Nonostante le sue idee incendiarie, tenta di costruirsi intorno una normalità familiare che lo sottragga alle intemperanze politiche ma invano: la scheda che lo bolla come anarchico e sovversivo arriverà ovunque sempre puntuale a spezzare l’idillio di una moglie e di un figlio. Jules ha lo stigma del predestinato all’antagonismo qualsiasi conseguenza ciò possa comportare, ma quando comprende che quella vita non ha senso, quando scopre l’amore annidato nel posto più impensabile e nel suo nome è pronto a tagliare ponti e sparire per sempre in una pampa argentina è troppo tardi, il cerchio si è chiuso intorno agli anarchici parigini. Con la sua “banda dell’automobile”, un manipolo di anarchici illlegalisti, si trasforma nel più temuto rapinatore della Francia, per tornare a colpire la borghesia ovunque si annidi, farsi risucchiare dal vortice della ribellione col sangue agli occhi. Ancora una volta, per l’ultima volta…
Questa è la storia di un antieroe lirico che ha vissuto tante vite: operaio, sergente dell’esercito, autista personale di Arthur Conan Doyle, rapinatore. Bonnot è l’emblema di quella classe sociale schiacciata sotto il tacco del padrone, votata a diventare carne da macello sull’altare del progresso e che, animata dalla rabbia, trova nell’anarchia un motivo per resistere ed uno per lottare. La narrazione è nostalgica, le gesta eclatanti della banda hanno le sfumature epiche del più classico dei romanzi di avventura. Cacucci si sposta dall’America Latina alla Francia mantenendo sempre la stessa intensità di calore nel raccontare le vite degli uomini. Vibra dentro questo romanzo un coro polifonico di sentimenti, di un’umanità carica di risentimento e di un’altra umanità carica di paura: lo scontro inesauribile tra le classi sociali.

 

 

 
 
 
 
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