Ogni promessa

Ogni promessa
Pietro e Sara decidono di andare a vivere assieme. Prima è solo un progetto e un modellino di carta dove pensarsi, dove aggiungere un divano di carta, qualche seggiola di carta o una stanza in più, fatta da pareti di carta. Dopo è un appartamento da arredare, una libreria da riempire e una stanza in più per essere un giorno in tre o in quattro o chissà. Pietro e Sara fanno l'amore con affetto, con violenza, con speranza, ma mese dopo mese è lo sportellino del bagno dove Sara tiene gli assorbenti ad aprirsi, la porta della stanza in più, invece, resta sempre chiusa. Finché Sara se ne va, lascia solo un biglietto sul tavolo, scrive che ha telefonato la madre di Pietro per dire che Mario è morto. E più sotto, con un inchiostro diverso e di traverso, aggiunge: Chi è Mario? Perché quel nome, Sara, è la prima volta che lo sente. Chi è Mario? Pietro da bambino pensava che Mario stesse nascosto nel fascio di luce artificiale che dalla strada si infilava nelle tapparelle della sua cameretta ed era contento che tra le ombre e il buio ogni notte con lui ci fosse Mario, il padre di sua madre, una presenza troppo intermittente per essere chiamata nonno. Era contento, ma aveva anche paura perché Mario aveva una faccia che assomigliava ad un teschio e Pietro con i suoi compagni di classe nel vederlo - le rare volte che Mario aspettava suo nipote fuori da scuola - batteva forte i denti e urlava ancor più forte degli altri “Lo scheletro! Lo scheletro!”. Pietro da bambino pensava anche che Mario si nascondesse dentro i libri dimenticati sulle mensole, dai quali a volte cadevano fotografie in bianco e nero con dietro scritto: “Russia, 1943. I puntini indicano i dispersi, la croce i morti, i non segnati i vivi”. E Mario era sempre l'unico a non essere segnato...
Ogni promessa di Andrea Bajani somiglia ad un telaio di fili che si intrecciano tra loro, in cui ogni filo è fatto di materiale di memoria o di esperienze che derivano dalla memoria. Un filo è una fotografia scattata settanta anni prima a Rossoš, in Russia, e ritrae un gruppo di giovani soldati italiani al di sotto di un soldato russo impiccato; un altro è un disegno di un'impiccagione disegnato da un bambino che ora non c'è più; un altro è un segreto tra Pietro e Sara, nascosto così bene che è finito tra le cose dimenticate. Ma i fili sono davvero tanti: c'è il volto di una donna con denti d'oro di cui non sappiamo il nome - parla in una lingua sconosciuta tutto ad un tratto divenuta comprensibile, ci sono gesti di generosità tra sconosciuti, disegni infilati sotto la porta e carrucole che scorrono tra un piano e l'altro di un condominio. Ogni filo rafforza la possibilità di ricucire il passato, per ridefinire il presente. E, al di sopra del telaio che questo giovane scrittore ha saputo preparare per noi con così tanta maestria, come in un canto epico si configura l'immagine finale fatta di una scrittura che raggiunge vertici lirici e abissi di dolore in una sola nota. Un romanzo adatto solo a chi ha coraggio di farsi un bagno iniziatico nel Don o nell'istituzione della famiglia, che è da sempre, al contrario delle apparenze, l'acqua più torbida e difficile nella quale pescare.

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