Ogni storia è una storia d’amore

Ogni storia è una storia d’amore

Donne e storie d’amore, sogni leggeri come farfalle, creature effimere e per questo bellissime... Ma se le donne sono cantate dai poeti perché depositarie d’amore, anche gli uomini possono amare, magari con modalità e finalità diverse. Poeti e artisti, donne e muse, mille storie che forse ne fanno una sola e una che ne vale mille. John Keats considerava l’amore come “un mezzo per trovare parole perfette, come tessitura di ali leggerissime” e cercava in una donna (nella fattispecie Fanny, la sarta sua vicina di casa) non tanto la persona in sé, ma ciò che nella donna in questione era fonte di poesia. Ma l’amore non è questo, o almeno non è solo questo. Non è nemmeno il rapporto “di sangue” tra Sylvia Plath e Ted Hughes, pur se ornato delle “migliori invenzioni grammaticali”. Rivalità artistiche e flirt extraconiugali sono la rovina dell’amore tra Francis Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda, mentre tra Anna Magdalena e Johann Sebastian Bach fu una questione di musica, anche se ebbero tredici figli. D’altronde amore e musica sono la “lingua primordiale di Dio”, quella con cui gli uomini comunicano senza aver bisogno delle parole. Un amore interrotto dalla morte, invece, sembra un crudele volere di Dio sulla perfezione di due creature che insieme erano felici, troppo perfette per durare. La perdita dell’altro diventa una parte universale e integrante dell'amore e dell'esperienza perfetta che si sta facendo, quasi una fase necessaria come il susseguirsi delle stagioni. Forse è proprio per questo che il cuore trafitto da una freccia è un’immagine di rara precisione...

Con molta (giustificata) soddisfazione, Alessandro D’Avenia ha scritto nei social network che si è piazzato con due libri nei primi venti della classifica annuale assoluta del 2017: L’arte di essere fragili (2016) si trova tra i primi dieci, mentre questo Ogni storia è una storia d’amore, pur con un solo paio di mesi all’attivo, è piazzato al 14° posto. E chiosa: “Eppure non sono libri semplici...”. In realtà è inizialmente difficile entrare nell’ottica di questa sua ultima fatica, abituati come siamo alle sue storie e al suo modo intrigante di mettere insieme le parole, al punto che la descrizione di Palermo, in apertura di Ciò che inferno non è... fa battere ancora forte il cuore. Solo dopo un po’ di pagine si scopre la volontà di volerci mostrare le varie facce dell’amore che non è mai uguale a se stesso. Una storia in sottofondo, quella di Orfeo ed Euridice delle Metamorfosi di Ovidio e tutto intorno due, tre, mille altre storie d’amore, di quell’amore che “è l'unica cosa che valga il nostro essere qui” e in ogni storia c’è inevitabilmente una donna, con la sua complessità, la sua abnegazione in virtù di questo genere di emozioni, il suo vivere in modo totalizzante quell’amore, sperando sempre che sia quello giusto, l’unico della sua vita, quello del “e vissero felici e contenti”, perché diciamoci la verità, in ognuna di noi si nasconde una principessa... E allora ci si chiede ancora: “Ma che cos’è l’amore? Siamo sicuri che sia davvero quel sentimento meraviglioso che ha mosso le penne dei poeti?”. E si riprende il libro in mano, sperando di arrivare a una verità illuminante e definitiva che nemmeno D’Avenia ha!



 

 

 
 
 
 

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