Ognuno riconosce i suoi

Ognuno riconosce i suoi

Il primo ricordo in assoluto della vita di Caterina risale all’autunno del 1975. In quella data inizia la sua memoria storica, quello che sa dei tre anni precedenti viene dai racconti dei parenti, ma l’immagine di Michele che nella penombra del corridoio, con indosso il pigiamino di spugna verdeazzurro fa i suoi primi passi incerti è impressa vivida nella sua memoria. Michele per lei non è mai arrivato: è sempre esistito. Per questo motivo, ora, non riesce a lasciarlo andare. Nessuno è in grado di dirle se lui può sentire la sua voce e capire le sue parole. Caterina non è capace di pregare. Entra nella stanza di ospedale, si siede accanto al letto e aspetta. Ha comprato un quaderno per scriverci quei ricordi che vale la pena salvare prima che si perdano completamente, quei frammenti di storia che potranno essere utili a Michele quando e se tornerà alla superficie della vita. Immagina che in quel caso sarà confuso, stordito, avrà bisogno di punti di riferimento. C’è stato un tempo in cui anche Caterina e Michele erano una cosa piccola come quel bambino che ha in grembo, che lei non vede ma che esiste, immerso nel “grande blu”" della sua pancia, che risente dei segnali biochimici prodotti dal suo corpo quando ride, quando piange, quando ha paura…

Ognuno conosce i suoi è il secondo romanzo di Elena Rausa, che nel 2015 con quello di esordio, Marta nella corrente, ha vinto il Premio Letterario Brianza. Ha titolato questo ultimo lavoro con un verso della poesia Piccolo testamento di Eugenio Montale, in cui il poeta descrive la vita come trasformazione: tante piccole scomparse obbligano a altrettanti piccoli testamenti, perciò si deve salvare solo quello che è necessario. Rausa segue questa visione e fa scrivere alla protagonista del romanzo, Caterina, un diario di “archeologia familiare” destinato al cugino Michele, in stato vegetativo, per aiutarlo a ritrovare ciò che è stato. Deve selezionare quei ricordi che vale la pena salvare per “vincere il tempo e sopravvivere alle sconfitte della storia”. Scrivere il diario per Caterina ha una sorta di funzione magica e il lettore resta avvinto dalle sue parole nell’attesa che si sveli il mistero se mai Michele si risveglierà. Tantissimi i temi trasversali del romanzo: la maternità, la condizione femminile, il terrorismo, le stragi, il rapimento Moro, la droga, i sindacati, le manifestazioni in piazza, il carcere, le scuole di quartiere e molto altro ancora. Il contesto sociale e economico è quello dei grandi e rapidi cambiamenti che hanno coinvolto il nostro Paese dagli anni Sessanta ai Novanta del Novecento, con citazioni di oggetti di costume puntuali e efficaci (gli zoccoli del Dr. Scholl, il film Il tempo delle mele, il K-way, la Girella Motta, la Banda dei cinque…) che restituiscono un’ambientazione credibile. Una narrazione forte, con molti colpi di scena, un linguaggio elegante e intenso, personaggi che restano nel cuore.



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