Ohi dottò

Ohi dottò
Cataldo trascorre gli anni dell'università a Perugia; siamo all'inizio dei mitici '70, qualche rigurgito sinistrorso post-sessantottino serpeggia ancora per i vicoli della città, e quando incappa in un rigurgito destrorso può accadere che ci scappi qualche scazzottata. Ma in linea di massima gli studenti godono di una beata goliardia universitaria: convivialità, bevute, schitarrate notturne sui gradini del duomo e naturalmente "fimmine". Poi arriva la laurea in Medicina, la pacchia finisce e si torna al paesello con un fardello di responsabilità nuove di zecca. Cariati è un comune piccolo, ma un appetibile bacino di utenti per un novello medico di base. Cataldo diventa presto una star, ricercato da malati veri e immaginari che riempiono l'ambulatorio di acciacchi e di gratitudine, espressa in soppressate, sardella, "sazizze" d'ogni sorta. Zza Rafela, Mariagrazia coscia fina, Toro curcato, sono alcuni dei più folcloristici mutuati che non gli danno tregua: "Ohi dotto, 'a pressione! I trigliceridi! I giramenti 'i munno"…
Cataldo sopravvive allo stress da ambulatorio solo grazie a un'immensa pazienza e alla sviscerata passione per la chitarra. Il romanzo è un memoir scanzonato, ironico, acuto, comicissimo a tratti, che ripercorre un lungo periodo della vita del protagonista e della sua professione medica, raccontando al contempo un paese, un'atmosfera, il linguaggio dialettale di un piccolo comune della Calabria che diventa specchio di un più ampio universo, occasione per riflettere sulle tragedie del quotidiano, ridendoci e mangiandoci su, comprese quelle più intime dell'autore. Questo breve romanzo, oltre ad avermi allietata non poco, mi ha lasciato un immenso senso di gratitudine verso il dottor Perri per avermi riportata agli aneddoti surreali di mio padre, anch'egli medico in luoghi vicini, e al dialetto smarrito della mia terra, cantilenato, tra una pastina "squarata" e l'altra, dal condominio geriatrico delle mie numerose prozie, "signorine forever", tanto simili alle sue arzille pazienti. Lo consiglio a chi beneficia di un orecchio vernacolare piuttosto sviluppato, visti i numerosi passaggi dialettali, con sardella piccante e Critone d'accompagnamento. O un Gravello, rosso robusto, per i più spericolati di palato.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER