Olive Kitteridge

Olive Kitteridge

Olive Kitteridge è una signora di mezza età in soprappeso che abita in un piccolo villaggio affacciato sull’oceano: Crosby, nel Maine. Olive è intelligente, ironica, e sopra ogni cosa acuta. Nulla le sfugge dell’animo umano. La conosciamo in una mattina in cui si sveglia come al solito presto come quando insegnava, perché si sente da sempre padrona segreta di quelle ore durante le quali tutto e tutti risultano essere come “congelato”. Lentamente conosciamo anche il marito di Olive: Henry, con il suo lavoro nella farmacia del paese, con il suo animo ora tormentato ora quasi sollevato dalla fatica della fedeltà verso Olive e il loro matrimonio. Olive entra ed esce dalle vite degli abitanti del paese utilizzando il suo acume, come quando nel paesino arriva un suo ex alunno in cui lei riconosce la determinazione e la disperazione di una persona che non vuole più vivere. Olive è anche una madre spietata e tiranna con il figlio, uomo ormai adulto, sottomesso e a volte umiliato per via della sua estrema sensibilità. Ed è cinica con la nuora, un medico di buona famiglia che Olive non sopporta perché in lei vede una persona che ha sempre avuto una vita comoda e tranquilla, cosa che ritiene faccia diventare saccenti e presuntuosi. Tutte le vite e le persone diventano a poco a poco una sorta di ragnatela in cui possiamo riconoscere le varie parentele, le amicizie, l’odio e  gli amori inconfessabili. Al centro, sempre Olive Kitteridge. C'è Bonnie, la pianista quasi alcolizzata che suona il piano tutte le sere dalle diciotto nel bar del paese, stanca ma ancora bella, con una relazione segreta senza futuro alla quale decide di mettere fine. Ci sono le due sorelle Julie e Winnie, una delle quali - abbandonata sull’altare - non si rassegna a una vita di rinunce e di solitudine...

E così si prosegue nella lettura, tra il dolore, l’onestà intellettuale di Olive e lo stupore per i destini dei personaggi che ritroviamo a volte diversissimi da come ci erano apparsi nel capitolo precedente perché cambiano gli occhi di chi vede e racconta o semplicemente perché passano gli anni e col tempo si modificano gli eventi. Tutto sembra sempre fragile e in bilico fino all’ultima storia, fino alla fine del libro, che stupisce e disorienta. C’è molto ancora in questo “romanzo in racconti” che a Elizabeth Strout  ha fatto vincere il Premio Pulitzer 2009. Le atmosfere di Olive Kitteridge sono le classiche atmosfere della provincia americana chiusa e inospitale, ma che a uno sguardo attento rappresenta un piccolo universo di vita vissuta. Alcune immagini e alcune descrizioni invece ricordano molto certe suggestioni dell’Antologia di Spoon River. Leggendo si ha la sensazione di essere capitati dentro a un piccolo miracolo della letteratura contemporanea, in cui ogni pagina ha forza e dolcezza insieme perché la contraddizione che è intrinseca nella vita e nei sentimenti umani è la chiave del romanzo. Cosi la vita dei personaggi appare dura e ruvida, per poi stupirci al fiorire dell’amore della tenerezza e della compassione: e tutto ciò fa di Olive Kitteridge un grande libro. Consigliatissimo a chi ama autori come Joyce Carol Oates o a chi ama i classici della letteratura americana contemporanea in generale.



 

 

 

 
 
 
 

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