Olivetti, Moulinex, Chaffoteaux et Maury

Olivetti, Moulinex, Chaffoteaux et Maury
C’è chi vede la stessa donna ovunque, ogni giorno, dietro ogni angolo, riflessa in qualsiasi vetrina, come un’ossessione inspiegabile e ricorrente, ma ritrovandosi poi dalla parte sbagliata dello specchio. “La faccenda, però, era già fin troppo chiara: lei era anche sul boulevard, vestita di blu e seduta su una panchina, con l’aggravante che, allo stesso tempo, con un paio di jeans bianchi, comprava un gelato pochi metri più in là”… Ci sono poi due gemelli che amano la stessa donna – ammaliante, ambigua e sfuggente – e che non riescono a comprendersi da quando sono venuti al mondo. “Guarda che essere arrivati a contenderci la stessa donna… a volte penso che siamo talmente uguali fisicamente che uno deve per forza ostacolare l’altro. È come se in quel parto fosse dovuto nascere un solo bambino, e basta”… C’è poi un incontro amoroso su un treno: i due non parlano nessuna lingua comune e sono costretti a farsi tradurre i pensieri dagli altri passeggeri… C’è anche un bambino, ingenuo e dolce come solo a una certa età possiamo essere; questo bambino origlia una lite dei suoi genitori dai contorni neri e spaventosi…
È impossibile raccontare quello che succede nelle pagine di Quim Monzó: l’unico modo per farlo senza snaturare il testo sarebbe quello di scrivere ciò che ha scritto lo stesso autore. Le tematiche, raccontate così algidamente, non sono altro che pezzi di vite, pezzi stanchi, pezzi allo sbaraglio, pezzi imprevedibili, e sempre grotteschi come solo la realtà riesce a essere. Finalmente, dopo vent’anni dalla prima traduzione italiana, Quim Monzó viene ripubblicato in Italia da Marcos y Marcos. Olivetti, Moulinex, Chaffoteaux et Maury contiene 16 racconti brevi, tutti caratterizzati da una particolarità, ovvero quella di riuscire sempre a stupire il lettore, che si ritrova travolto da storie difficilmente dimenticabili. I temi sono spesso crudi ma sempre trattati con una profonda ironia, secondo l’autore, infatti, è proprio l’ironia la base della letteratura. Quim Monzó, classe 1952, è uno scrittore spagnolo, tradotto in oltre venti lingue. Oltre alla sua produzione letteraria, è anche autore dei dialoghi del film Prosciutto, prosciutto di Bigas Luna e scrive tutti i giorni editoriali sul quotidiano spagnolo “La Vanguardia”. Il collegamento letterario principale, che salta subito all’occhio, è senz’altro Kafka, padre indiscusso del grottesco. Una realtà al primo sguardo deformata ma più vera di quanto ci appaia si insinua tra le pagine regalandoci scorci di vita che di rado riusciamo a trovare nella letteratura contemporanea. Lo sguardo di Monzó è sempre originale e - tutti noi lo sappiamo - le cose non sono quasi mai ciò che sembrano, per fortuna chi ha occhi migliori ci regala parte della sua vista. Finalmente la dimostrazione che il genere racconto non solo non è morto, ma, se saputo maneggiare, è anche assai più potente del romanzo.

 

 

 
 
 
 
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