Ologramma per il re

Ologramma per il re
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Alan Clay è un venditore, lo è stato per tutta la vita. Attualmente sta vendendo servizi IT alla Città Economica di Re Abdullah, che “crede di essere Gorbaciov” e sta cercando di creare una città del futuro situata 100 km a sud di Gedda, in pieno deserto e completa solo in minuscola parte, ma che in breve sarà abitata da 1.5 milioni di persone, una città talmente proiettata in avanti da fornire persino alle donne che riescano a farsi strada pari opportunità. Alan ha cominciato a vent’anni come venditore porta a porta per le Spazzole Fuller, come unico manuale la psicologia del cliente sbrigativa ma efficace del suo mentore, ha poi proseguito la sua carriera presso al prestigiosissima Schwinn, mitica fabbrica di biciclette di Chicago, che all’apice della carriera ha sventuratamente contribuito a smembrare, provocandone la fine ingloriosa attraverso due disastrose delocalizzazioni. A seguito di questo grande fallimento personale, si è come “spiaggiato” in una società di IT, la Retail. Il declino dell’economia americana ha proceduto per anni in un curioso parallelo con la vita personale di Alan: il divorzio da Ruby, il progressivo incremento dei suoi debiti, la sua incapacità di far fronte alle spese dell’esclusivo college di sua figlia Kit, i debiti che lo soffocano, suo padre Ron, agguerrito ex sindacalista che ha perso la stima per lui, la morte grottesca del suo vicino di casa Charlie Fallon, una casa che non si riesce a vendere e dulcis in fundo la comparsa di un nodulo al collo che non vuole indagare…

Queste e molte altre sono le ragioni che hanno concorso a far svegliare il protagonista di questo romanzo il 30 maggio del 2010 a Gedda, in attesa di un autista che lo porti a magnificare le portentose possibilità di un ologramma per video conferenze dal cui successo dipende molto del suo futuro. Queste saranno le ragioni che lo costringeranno a restare. In Ologramma per il re Dave Eggers si dimostra ancora una volta un maestro nel padroneggiare trame che bordeggiano l’assurdo, ma affondano solide radici in contesti storico sociali ed economici che pur non essendo sempre verbosamente esplicitati a piè di pagina, si intuisce siano stati profondamente studiati dall’autore. Dietro la trama leggera si intuiscono i vuoti che hanno soppiantato la cultura di un Paese che nella sua breve storia si è sempre identificato con ciò che produceva e che per la prima volta boccheggia, anche se in piedi in un lago che finirà per condannarlo a una morte ridicola ma nondimeno tragica simile a quella toccata nel libro a Charlie Fallon. Le considerazioni di Ron, il padre del protagonista, sono brevi, fulminanti ma sono la quintessenza del romanzo. “[In Cina] stanno facendo cose vere […] e noi facciamo ologrammi e siti web, seduti su poltrone fatte in Cina, davanti a computer fatti in Cina” . Il declino sociale e fisico di Alan coincide con la sua perdita dell’innocenza, con il brusco risveglio dal “sogno americano” che ha riguardato tutta la middle class del Paese, la sua disillusione e il suo senso di sgomento sono i sentimenti universali dell’uomo comune di fronte al tradimento delle regole dell’economia capitalista di cui ogni americano si è nutrito assorbendole quasi dal latte materno. Eggers rende in maniera perfetta anche l’irrealtà di un sistema sociale basato sull’illusione di un benessere diffuso a cui accedono però solo i nativi, i quali possono farlo solo perché hanno creato una classe di persone che lavora al posto loro: gli immigrati, per lo più filippini. L’atmosfera irreale di una città terminata solo per la parte “ a favore di telecamera” si alterna in maniera sapiente alle atmosfere rarefatte di Gedda, agli ambienti del grande hotel in cui soggiorna la squadra della Reliant, alla filosofia pragmatica dell’autista Yussef che non possiamo fare a meno di immaginare impegnato in un dialogo iperrealista con il disincantato Ron Clay. Un piccolo capolavoro, a cominciare dalla citazione di Beckett in esergo, per proseguire poi fino all’ineffabile rifiuto della conclusione all’ultima riga, che è quasi la citazione scanzonata di un capolavoro dello stesso grande autore.

 

 

 
 
 
 

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