Oltre il fiume

Oltre il fiume
Mary Lee sente l'incombere di novità. Glielo confermano i suoi sogni, che non mentono: è il ritorno del traghetto? È la morte che le alita da presso? Gee's Bend è  un luogo che per secoli la volontà dei bianchi ha tenuto fuori dal tempo, relegandovi gli eredi degli schiavi liberati da Lincoln, senza consentir loro una reale affrancazione. Per gli stessi motivi, da oltre 40 anni è anche un luogo fuori o ai margini della geografia. I bianchi, sopraffatti dall'ondata di proteste civili scatenata nel 1967 da una visita di Martin Luther King, hanno soppresso la chiatta che collegava alla terra ferma. Mary Lee ricorda bene i tempi in cui non bisognava aspettare 2 ore perché  l'ambulanza percorresse 20 km di strada accidentata. Il ritorno del traghetto "chiuderebbe un cerchio lungo 180 anni" ma nonostante ne sia consapevole, Mary Lee ha paura che i turisti possano, col loro trambusto, disturbare i morti che ora circolano liberamente per l'isola. Sono i suoi cari, i suoi antenati di cui sente di dover custodire la memoria, così  come sente il dovere di guarire dal cancro per prendersi cura dei suoi "amati": sua madre demente, suo fratello  incapacitato, i suoi irrequieti nipoti, i vecchi amici rimasti soli…
Dando voce a Mary Lee e alla pletora di memorie di cui è  depositaria Moehringer porta il concetto di realismo magico a nuove altitudini, dimostrandone l'applicabilità anche a luoghi e personaggi dolorosamente lacerati e spesso feriti a morte dalla storia. Intesse le storie dei protagonisti con la stessa riverente sapienza con cui le donne di Gee's Bend hanno prodotto trapunte trasformando stracci in meravigliosi orditi. La trama è tenuta insieme dal grande, incrollabile rispetto che ancora una volta Moehringer tributa ai testimoni del passato, i depositari della memoria.

 

 

 

 
 
 
 
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