Oltretevere

Davanti al Sommo Pontefice quante genuflessioni bisogna fare, si chiede Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato, alla vigilia, nel luglio 1946, dell’incontro con Papa Pio XII, il primo del massimo rappresentante della neonata Repubblica italiana in Vaticano. È una circostanza molto delicata non semplicemente perché deve aprire la strada alle relazioni tra l’Italia post monarchica e la Santa Sede, ma soprattutto perché le gerarchie ecclesiastiche si aspettano dal Quirinale una rassicurazione sul mantenimento dei Patti Lateranensi. I rapporti iniziali tra le due sponde del Tevere sono all’insegna della forma. Possono esserci inviti, come per la canonizzazione di Maria Goretti o di Pio X, ma sempre nel solco di un’ufficialità che non prevede colloqui privati tra il Papa e il Presidente. I protocolli cominciano a essere scavalcati con Giovanni XXIII. Non più inchini, ma abbracci, parole affabili, addirittura una visita privata di Giovanni Gronchi con tutta la famiglia al successore di Pietro. Che una stagione diversa sia alle porte se ne ha sentore quando il 21 aprile del 1963 è Papa Roncalli a recarsi al Quirinale per ricevere il premio Balzan. Non capitava dal 1939…

La storiografia si è interessata parecchio alla “questione romana” e agli intrecci politici tra Chiesa e fascismo, meno alle relazioni tra i Pontefici e i Presidenti repubblicani. Una lacuna ora colmata con Oltretevere, un saggio che, in stile cronachistico, ricostruisce il dialogo diplomatico, avviato all’indomani della proclamazione della Repubblica, tra i Capi del cattolicesimo e dello Stato italiano. È la storia di un’amicizia che si consolida di decennio in decennio, passando dal formalismo convenzionale dei primi tempi agli atteggiamenti più aperti degli anni ’60, fino alle intense collaborazioni delle epoche recenti. Alessandro Acciavatti da una parte analizza il lato pubblico, soffermandosi minuziosamente sulla ritualità dei cerimoniali e riportando telegrammi, articoli di giornale, stralci di diari, che servono a ricreare lo Zeitgeist del momento, dall’altra indaga l’umanità di questi protagonisti della Storia, registrandone i sentimenti, come la commozione di Paolo VI per l’accoglienza a Fiumicino di Antonio Segni al ritorno dalla Terra Santa. I legami tra Italia e Vaticano mostrano l’intenzione di voler lavorare insieme a fini particolaristici, il bene del popolo italiano, e universalistici, i diritti dell’umanità. Oggi l’auspicio di Giovanni Spadolini, riportato in prefazione da Paolo Mieli, di “un Tevere né più stretto né più largo ma semplicemente più navigabile” è ormai realtà. Lo testimonia con chiarezza cristallina l’attuale rivoluzionario pontificato di Papa Francesco.



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