Omertà

Omertà
Don Raymond Aprile, una vita consacrata al crimine e all’onore di Cosa Nostra, si è finalmente ritirato. Il vecchio boss non ha lasciato nulla al caso. In primo luogo non ha voluto che nessuno dei suoi figli perpetuasse la dinastia criminale e così Valerio è divenuto un brillante ufficiale, Antonio è figura di riferimento nel mondo dei media e dell’entertainment e Nicole è uno degli avvocati più tenaci e temuti d’America. Poi è stata la volta di Salvatore Viola, nipote adottivo che nel passato cela più di un segreto, istruito nella scienza bancaria ma erede designato dell’impero criminale di Don Raymond. Infine il boss ha voluto chiudere ogni eventuale ferita ancora aperta con le altre famiglie, mostrandosi uomo sì spietato, ma anche di notevole ingegno e capacità strategica, soprattutto nell’ammansire Don Tommaso Portella, rivale sanguinario e poco incline alla diplomazia. La polizia e i federali poi, contenti del ritiro dalle scene di uno dei capimafia più forti e inafferrabili, probabilmente non gli staranno più alle costole, consentendogli una vecchiaia serena e onesta. Tuttavia, un mattino di letizia reso ancor più lieto dalla comunione del nipotino, rese vano ogni tentativo di riabilitazione di Raymond Aprile. Due killer, nel vociare festante dei bambini, lo hanno colpito e ucciso con colpi precisi e chirurgici, trasformando il cranio del boss in una poltiglia di sangue e materia cerebrale. La vendetta si impone e si accompagna a un interrogativo scomodo e martellante: Chi aveva osato uccidere un tale uomo, e per quale motivo?

Il termine omertà, parola chiave del gergo malavitoso ed entrata da tempo nel linguaggio comune, indica la regola del silenzio sui delitti, sulle circostanze o sui colpevoli nei luoghi assoggettati alla criminalità organizzata. L’ italo-americano Mario Puzo, alla sua ultima prova, utilizza questo termine per mettere fine alla sua trilogia sulla mafia, iniziata brillantemente con il famosissimo Il padrino e proseguita con L’ultimo padrino. In questo romanzo l’autore irpino-newyorchese tesse una tela articolata in cui i piani di giusto e ingiusto, bene e male, legge e criminalità, si mescolano e si sovrappongono senza che il lettore riesca a comprendere dove finisca l’uno e dove inizi l’altro. Nell’indagine per scoprire chi ha richiesto la testa di Don Aprile, spargendo sangue inutile, fanno capolino personaggi solidi, carismatici e soprattutto cinematografici, come l’esperienza pluriennale da sceneggiatore dell’autore richiede. Puzo sa esattamente come intrattenere il lettore e ci riesce con i modi un po’ sgarbati del narratore in technicolor, affiancando suggestive digressioni del passato a un roboante e adrenalinico svolgimento nel presente, marchio di fabbrica, oltretutto, del suo più grande successo, il già citato Il padrino. Omertà, pubblicato postumo, rappresenta quindi un degno commiato per un autore che con il suo modo di raccontare e di trasporre sullo schermo fatti e personaggi, ha senz’altro dato un contributo decisivo alla rappresentazione della mafia nell’immaginario collettivo.

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