Onsen – Sorgenti e località termali del Giappone

La presenza di numerosi vulcani ha favorito in Giappone la nascita di vere e proprie oasi di benessere per la mente e il corpo. Le onsen sono stazioni termali di varia tipologia sparse in tutto il paese e accessibili a ogni classe sociale. Il termine yu indica l’acqua calda e il simbolo di un semicerchio sormontato da tre linee verticali ondeggianti indica la presenza delle terme. Nel Giappone meridionale le Dōgo Onsen risalgono al 712 d. C., si conoscono grotte lungo le coste dove l’acqua si è fatta strada e del suo calore hanno usufruito nei secoli samurai e viaggiatori. Uomini, donne e bambini godevano insieme dei bagni rilassanti e curativi, in totale nudità, specialmente nel periodo Edo (1603-1868) questo rito ha conosciuto il suo apice. Il bando della promiscuità e la divisione degli ambienti per garantire la privacy a uomini e donne, giunge da Tōkyō a partire dal 1868, mentre ancora oggi nelle zone rurali questa distinzione non viene applicata. Dopo un periodo di declino le terme negli ultimi anni stanno vivendo una sorta di rinascita culturale e turistica, la competizione sul mercato è forte e oltre a strutture storiche dal sapore antico, oggi esistono complessi moderni e accattivanti. Oltre alle sorgenti naturali – le onsen per essere considerate tali devono contenere uno dei 19 elementi chimici, ad esempio zolfo o ferro – le terme utilizzano l’acqua delle condotte idriche, che viene scaldata e a cui sono aggiunti gli elementi richiesti. In tal caso si parla di sentō, o bagni pubblici, con vasche che adoperano proprio acqua di rubinetto. I principali frequentatori delle terme sono gli anziani del Giappone, che cercano sollievo per i loro acciacchi, ma nel periodo delle vacanze sono numerosi gli studenti che prima di frequentare l’Università trascorrono qualche giornata divertente a fare il bagno tutti insieme. Corrisponde quasi a un rito di passaggio. Igiene, cura, socializzazione, rilassamento, questo è ciò che le terme offrono, ma esistono codici di comportamento è regole molto rigide per potervi accedere, che possono variare da luogo a luogo. Avere il corpo tatuato, per esempio, può precludere l’uso di vasche comuni e l’obbligo a utilizzarne di isolate, lontane dallo sguardo altrui…

Michelle Mackintosh è una scrittrice, illustratrice e grafica che oltre ad aver curato alcune pubblicazioni personali ha pubblicato libri dedicati al Giappone – ad esempio Tokyo Precincts – in collaborazione col marito Steve Wide, col quale condivide l’interesse verso il Sol Levante. La coppia, che vive a Melbourne in Australia, è appassionata di viaggi e il volume dedicato alle Onsen è solo una parte del progetto legato alle abitudini nipponiche. Per poterlo scrivere i due hanno sperimentato di persona un numero enorme di bagni pubblici e terme – sono circa quattro i viaggi annuali compiuti per portare a termine l’impresa -, così da raccogliere le informazioni più curiose sui riti e la storia di questi luoghi del benessere. Dalla moderna Spa LaQua sulla sommità di un grattacielo a Tokyo, che attinge l’acqua da una sorgente a mille settecento metri di profondità, all’Ume-yu di Kyōto, antico bagno pubblico completamente ristrutturato, si favoleggia grazie a fondi illeciti della Yakuza. Luoghi in cui la memoria del passato è custodita gelosamente, a differenza di Ōsaka, città “audace e coraggiosa”, dove le onsen vengono chiamate Spa, all’occidentale e si rinuncia al contesto naturale per inseguire modernità, comfort e turismo. Se invece cercate qualcosa di magico e ricco di fascino c’è la località di Yamanouchi, con le terne immerse nella neve, dove fanno il bagno anche le graziose scimmie della zona. Il volume descrive le varie strutture, dà indicazioni d’orario e offerte, inclusi i mezzi e le distanze, la tipologia delle vasche e dell’acqua, nonché interessanti cenni storico culturali sul sito. Un occhio di riguardo al cibo caratteristico delle zone e ai modi di consumarlo. In appendice è presentato un glossario e un breve prontuario con le frasi giapponesi utili per riuscire a comunicare. Non tutti parlano inglese.

 


 

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