Operazione Atlanta

Operazione Atlanta
Il commissario Château è un uomo indurito dall'esperienza, seduto dietro la sua scrivania scorre le pagine che nascondono i dettagli dell'operazione denominata Operazione Atlanta. Nessuno, a parte lui, conosce i particolari del piano. Nemmeno Milard, il poliziotto affetto da un tumore che deve occuparsi del furto di otto preziose statuette rubate ad una donna dell'alta borghesia parigina. Non li sapeva l'uomo che è stato ucciso dentro la sua macchina, nel garage di casa sua. Ne è all'oscuro Giraud, un ex-poliziotto passato alla malavita, con la fissa per la scrittura e spiato a distanza dai suoi vecchi colleghi. Non lo sa Éliane, che insieme a Milard, sta pedinando da giorni Mauber, un delinquente con i contatti giusti che ancora non sa di stare per essere incastrato: qualcuno gli metterà addosso della droga così potrà essere arrestato. In questo modo Mauber dovrà scegliere: finire in prigione o collaborare con la polizia e aiutarli a trovare il boss della malavita Berg...
Ancora una volta Hugues Pagan trasporta il lettore in una Parigi che farebbe inquietare il delinquente più incallito. L'intreccio appare come un pretesto per raccontare la storia di una città, forse la vera protagonista del romanzo, in balia di poteri più grandi di lei, dove la luce si confonde con le tenebre, dove nessuno è mai del tutto innocente. È in questa Sin City francese che si muovono i tanti personaggi che rappresentano le pedine con le quali il misterioso regista che si nasconde dietro l'Operazione Atlanta intende arrivare al suo obiettivo. L'autore, di origine algerina, con un passato da poliziotto, narra le vicende di tutti i suoi personaggi in terza persona, avvicinandosi di volta in volta ad ognuno di loro. Così, in un romanzo a incastro un  po' à la “Pulp Fiction”, ogni personaggio interseca inconsapevolmente la sua vita con quella degli altri e contribuisce a mandare avanti la storia che il lettore segue senza mai annoiarsi. Come chi cerca di ricostruire un puzzle (di quelli con più di tremila pezzi, tutti piccolissimi) chi legge deve cercare, a volte con un po' troppa fatica, di raccapezzarsi tra le tante vicende che Pagan si diverte a intrecciare. Di fatto il lettore è trattato alla stessa stregua dei poliziotti sotto gli ordini del commissario Château, l'unico a conoscere i dettagli dell'Operazione Ataltanta. L'autore, già autore di molti altri romanzi noir (tra cui la bella trilogia del poliziotto Chess) ci fa sudare per correre dietro, insieme ai suoi protagonisti, al fantomatico Berg, la cui presenza aleatoria getta la sua ombra di morte su tutto il romanzo. Eppure con una scrittura come la sua, lirica ed emotiva, fredda e mortale come la canna di una pistola,  costruita su periodi periodi brevi, dialoghi da film e descrizioni hard-boiled, alla fine della corsa dietro Berg la stanchezza è veramente l'ultima cosa a farsi sentire.

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